Il Tirreno

Grosseto

La tragedia

Grosseto, scontro fra bici e auto: muore dopo due mesi di agonia

di Elisabetta Giorgi

	La bicicletta e la vittima, Marino Falconi
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La bicicletta e la vittima, Marino Falconi

Il drammatico incidente nello scorso luglio all’altezza della rotatoria tra via Monterosa e via Bulgaria. Ricoverato a Siena, non si è mai più ripreso. Il figlio: «Grazie a tutti i medici, infermieri e soccorritori che si sono presi cura di lui»

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GROSSETO. È morto dopo quasi due mesi di agonia Marino Falconi, 92 anni, grossetano rimasto ferito in un incidente in città il 29 luglio mentre era in sella a una bici elettrica. Quella mattina era uscito di casa come faceva tutti i giorni per andare a trovare il figlio 65enne Claudio nell’azienda di famiglia; circa 3 chilometri all’andata, altri 3 al ritorno. Stava tornando a casa quando, alla rotatoria tra via Monterosa e via Bulgaria, la sua bici si è scontrata con un’auto condotta da una giovane grossetana. Ricoverato da allora, non si è mai più ripreso. È morto a Monteriggioni, nella clinica dov’era ricoverato. Il figlio Claudio tiene a ringraziare – attraverso Il Tirreno – medici, infermieri e soccorritori che sia nelle fasi subito successive all’incidente sia nei ricoveri nei vari reparti ospedalieri si sono occupati fino all’ultimo di lui, cercando di salvarlo e se ne sono presi amorevolmente cura non solo a livello medico ma anche nelle attenzioni, nell’umanità e nella sensibilità dimostrate.

L’incidente

«In momento così tragici poter contare sulla vicinanza anche umana e sulla comunicazione è per tutti noi fondamentale», dice Claudio. La tragedia risale al 29 luglio scorso quando Marino – come fa ogni mattina – sale in sella alla sua bici elettrica e da casa (abita in via Mozambico) percorre circa 3 chilometri per arrivare all’azienda di famiglia in via Scrivia, alle porte di Grosseto, dove il figlio lavora. È l’azienda Autospurgo maremmano, che lo stesso Marino ha fondato molti anni fa e di cui è stato a lungo titolare prima di raggiungere la pensione, anche lavorandovi con il figlio che poi ha preso le redini. L’anziano, nonostante l’età avanzata, anche dopo aver lasciato il lavoro è sempre stato molto dinamico e in buona salute, molto attivo. Così anche quella mattina con la bici elettrica va a trovare Claudio nel cantiere dell’azienda. Una mattinata come tante in cui padre e figlio si incontrano, passano un po’ di tempo insieme, chiacchierano e in cui l’anziano «coglie un po’ di frutta e di insalata da portare a mia mamma». Lei si chiama Clemira Burioni, ha 85 anni e lo aspetta a casa. L’incidente avviene intorno alle 9,30 nella via del ritorno vicino casa, tra viale Europa e via Bulgaria. Marino ha impegnato la rotatoria quando si scontra con un’auto condotta da una 27enne. La dinamica viene poi vagliata dalla polizia locale. «I due mezzi si “toccano”», dice il figlio; l’anziano perde l’equilibrio e cade a terra sbattendo la testa. Non si riprenderà mai più per le gravi lesioni. Intanto la giovane – una volta accortasi dell’urto – dopo aver rifatto il giro della rotatoria torna sul luogo dell’impatto e si ferma. Alcuni automobilisti danno l’allarme, arriva il 118.

I soccorsi

Soccorso dall’automedica di Grosseto e dalla pubblica assistenza di Roselle, Falconi viene trasportato prima all’ospedale Misericordia di Grosseto e poi al policlinico Le Scotte di Siena con Pegaso, in condizioni gravissime. Da lì in poi «purtroppo non si riprende più, restando in uno stato vegetativo». Amante della bici e dell’aria aperta, «al mio babbo piaceva tanto lavorare, è sempre stata una persona attiva e anche a quell’età avrebbe voluto continuare ma ormai era in pensione da tanto e perciò si dilettava nelle cose più semplici, fare giri con la bici elettrica, cogliere frutta e ortaggi. Veniva a trovarmi ogni mattina, come quel giorno di fine luglio. Mi aveva raggiunto in cantiere partendo di casa dopo le 8, poi verso le 9,15 aveva deciso di andare via. “Torno a casa, ho caldo”, mi aveva detto». Poco dopo il dramma, l’incidente. Poi il giro di ospedali e il calvario: Grosseto, Le Scotte, e la clinica Rugani di Monteriggioni. Infine la morte.

Il ringraziamento del figlio

Oggi il figlio, tramite Il Tirreno, vuole «ringraziare tutti quelli che si sono presi cura di mio padre e della nostra sofferenza. I medici, gli infermieri, i soccorritori che lo hanno aiutato, a partire dagli operatori del 118 sul posto, per passare a all’eliambulanza che l’ha portato a Siena, alla terapia intensiva delle Scotte a Siena, a quella del Misericordia di Grosseto, e ancora al reparto di neurologia a Grosseto, e infine alla clinica Rugani a Monteriggioni dove poi purtroppo è venuto a mancare. Tutti si sono prodigati per garantire a mio padre le migliori cura e assistenza possibili, anche combattendo una battaglia senza possibilità di guarigione. Per noi familiari, quando la situazione è disperata e non presenta via d’uscita, le uniche cose che vengono richieste sono la comprensione e la compassione, insieme alla comunicazione per i familiari, che c’è stata nel modo più giusto. In ognuno dei medici, degli infermieri e dei soccorritori abbiamo trovato tutto questo. In un mondo che sembra impazzito, sapere che esistono queste persone ci fa sperare in un nuovo sistema migliore e più umano». Il figlio Claudio parla anche a nome della sorella Paola Falconi e dalla mamma Clemira. Ancora non è stato fissato il funerale. Il corpo di Marino è all’obitorio delle Scotte a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’autopsia.

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