West Nile, ora il virus preoccupa la Toscana: cinque casi in ospedale, anche in terapia intensiva – I sintomi e la zanzara Culex
Il quadro tracciato dagli esperti conferma una circolazione virale ormai stabile in Maremma, con casi autoctoni e un monitoraggio costante su avifauna e zanzare. La maggior parte delle infezioni resta asintomatica, ma l’aumento delle forme neuroinvasive impone attenzione e controlli mirati sul territorio
GROSSETO. Cinque persone ricoverate in ospedale, tutte dopo aver contratto il virus West Nile in Maremma. È un bilancio sorprendente per la provincia di Grosseto, dove la circolazione del virus era già stata accertata negli anni passati ma mai si era arrivati a un numero simile di casi con conseguenze tali da richiedere il ricovero. E in alcune situazioni anche il passaggio dalla terapia intensiva, a causa dell’insorgenza delle forme neuroinvasive.
L’ultimo caso accertato a Marina di Grosseto
L’ultimo, ma solo in ordine di tempo, il caso accertato nella mattina di giovedì 10 settembre a Marina di Grosseto. Un altro c’era stato 20 giorni fa a Gavorrano, ma come spiegano sia l’azienda sanitaria che Giorgio Briganti, direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl Toscana sud est, da inizio estate ce ne sono stati altri tre. «Sono tutti casi autoctoni – fa sapere Briganti – Con ciò si intendono quelle persone che non sono uscite fuori dall’Italia o dalla propria provincia e che quindi verosimilmente hanno contratto la malattia qui».
La circolazione del virus in Maremma
La West Nile insomma circola sul territorio maremmano. E non da oggi. «Noi ormai da diversi anni abbiamo le prove che la circolazione virale è presente in Maremma – spiega Briganti – . Facciamo controlli sull’avifauna e sulle zanzare e i risultati ci confermano la presenza del virus». Il monitoraggio riguarda infatti sia gli uccelli selvatici, che costituiscono il “serbatoio” del virus, sia le zanzare che fungono da vettore. Anche quest’anno sono state riscontrate positività.
La novità del 2026: casi più gravi
La novità del 2026 riguarda però l’uomo e soprattutto la gravità di alcuni casi. «Quest’anno per la prima volta abbiamo cinque persone che sono state ospedalizzate, cosa mai successa. In passato ci sono stati sì casi, ma lievi; quest’anno quelli più complicati hanno richiesto un’ospedalizzazione». In alcune situazioni, aggiunge il direttore, si è arrivati «anche in terapia intensiva, visto l’insorgere di forme neuroinvasive».
Sintomi, decorso e forme neuroinvasive
Questo non significa però che ogni contagio produca conseguenze gravi. Anzi, è vero il contrario. «Nella maggior parte dei casi l’infezione è asintomatica e soltanto una parte delle persone contagiate (circa il 20%) sviluppa sintomi. L’ospedalizzazione è l’ultima delle fasi in cui si manifesta la West Nile, perlopiù questa malattia si manifesta in forma lieve, con sintomi simil-influenzali e che non porta né a ospedalizzazioni, tanto meno all’insorgere del dubbio che sia dovuta alla puntura di una zanzara. Il periodo di incubazione può andare da due a 14 giorni. Quando compaiono, i sintomi possono comprendere rialzo della temperatura, dolori muscolari e rush cutanei. Solo in una piccola percentuale dei contagiati (1%) possono svilupparsi le forme neuroinvasive, che interessano soprattutto anziani e persone fragili».
Il virus non si trasmette da uomo a uomo
Un altro punto sul quale Briganti insiste è che il virus «non si trasmette da uomo a uomo». Il ciclo coinvolge principalmente gli uccelli selvatici e le zanzare del genere Culex, la comune zanzara. L’uomo e altri mammiferi, compresi i cavalli, sono invece ospiti finali; possono ammalarsi, ma non hanno un ruolo nella successiva diffusione dell’infezione.
I cavalli come sentinelle
Proprio i cavalli rappresentano anche una sorta di sentinella della presenza del virus sul territorio. «Negli anni scorsi abbiamo avuto casi clinici tra i cavalli, quest’anno no», spiega Briganti. E ciò forse è dovuto anche al diffondersi di buone pratiche, a cominciare dalla vaccinazione per i cavalli. Che purtroppo non esiste ancora per l’essere umano.
L’indagine epidemiologica
Fatto sta che ogni ospedalizzazione, quindi accertamento della positività, mette in modo la macchina sanitaria. Ogni volta che ciò succede il dipartimento della prevenzione avvia un’indagine epidemiologica per ricostruire gli spostamenti della persona e individuare i luoghi nei quali potrebbe essere avvenuto il contagio.
I numeri dell’Asl Toscana sud est
Dall’inizio della stagione, fa sapere l’azienda sanitaria, «i casi autoctoni confermati all’interno del territorio dell’Asl Toscana sud est sono 17: 12 in provincia di Arezzo, i restanti 5 in Maremma». A livello nazionale, aggiunge Briganti, «dal report del 10 settembre in Italia abbiamo 594 casi di West Nile e 79 province interessante».
Il contesto ambientale della Maremma
I numeri quindi, se rapportati alla popolazione, assumono quindi una valenza ridotta, seppur non trascurabile; la Maremma, per caratteristiche ambientali e climatiche, è un territorio nel quale gli insetti “pungenti” proliferano. Il periodo attuale, oltretutto, è quello nel quale l’attenzione resta più alta: «Il picco dell’insorgenza è tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, per un insieme di fattori».
Il quadro sulla Dengue
Se non altro, vista anche la vicinanza al cluster di Piombino, il quadro relativo alla Dengue (altra malattia trasmessa dalla zanzara ma in questo caso le Aedes, cioè le tigri , è rassicurante. «Al momento non abbiamo casi di Dengue in provincia di Grosseto», conclude Briganti.
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