Il Tirreno

Grosseto

Il lutto

È morto Maurizio Peccianti, storico albergatore di Grosseto

di Pierluigi Sposato

	Maurizio Peccianti
Maurizio Peccianti

Aveva compiuto 81 anni a giugno. Il ricordo della figlia Camilla: «Una persona tenerissima, apprezzata da tante persone. È stato un padre eccezionale»

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GROSSETO. Tutta una vita dedicata all’accoglienza. Aveva raccolto il testimone dal padre Walter e per lui l’albergo Maremma di via Fulceri de Calboli era molto più di un lavoro.

La comunità grossetana piange la morte di Maurizio Peccianti, avvenuta il 8 agosto: aveva compiuto a giugno 81anni e da tempo era malato. Lascia la moglie Graziella Rombai e la figlia Camilla, dermatologa all’ospedale Misericordia. Insieme all’altra figlia Mariasole, morta poco più di un anno fa, nel luglio 2025, aveva gestito uno degli alberghi più rappresentativi della città, un punto di appoggio per generazioni, sia per i turisti sia per le persone che cercavano un luogo tranquillo e funzionale per le loro trasferte di lavoro: a due passi ci sono, o c’erano, tanti uffici e negozi. Maurizio aveva portato avanti con successo la tradizione iniziata dal padre Walter, morto nel 2015 all’età di 95 anni.

L’albergo

L’albergo Maremma nacque negli anni Cinquanta del secolo scorso come piccola struttura con poche camere su un solo piano, finendo poi per allargarsi nell’intero stabile dove il figlio Maurizio continuava ad abitare, in un appartamento all’ultimo piano. Walter pensava in grande e insieme ad altri soci aveva dato vita all’hotel Mediterraneo a Marina di Grosseto, poi diventato un Rta, come anche alla Sala Eden. Aveva scritto l’Associazione albergatori di cui Walter era stato presidente dal 1987 al 1997: «Uno di quegli uomini che ha messo al primo posto la crescita del turismo maremmano».

Il ricordo

E la crescita del turismo era al primo posto anche per Maurizio e Mariasole che non si sono mai risparmiati nel loro lavoro. Maurizio era nato nell’albergo, era cresciuto lì, era sempre stato lì. Se ne era allontanato, però, quando si trattava di giocare a pallacanestro, perché in gioventù era stato un appassionato cestista, militava nella squadra cittadina con tanti altri talenti locali del passato.

Dice la figlia Camilla: «Mio padre era una persona tenerissima, apprezzata da tante persone. È stato un padre eccezionale». La famiglia ha scelto di celebrare il rito funebre in forma privata.

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