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Dall'Amiata al Palio di Siena, “Fastidio” dopo il debutto in piazza del Campo: «Il lavoro che sognavo da piccolo»

di Ivan Zambelli

	Diego Minucci e il cavallo Eberardo nel giorno della benedizione dell’animale (foto fornita dalla famiglia)
Diego Minucci e il cavallo Eberardo nel giorno della benedizione dell’animale (foto fornita dalla famiglia)

Diego Minucci, 20 anni, di Castel del Piano si racconta tra le emozioni a Siena e un mestiere fatto di tanti sacrifici: «Questa vita è dura, ti deve piacere»

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GROSSETO. Il giorno dopo il Palio di Siena la sveglia è suonata alle quattro del mattino. Niente riposo per Diego Minucci, detto “Fastidio”, che venerdì ha esordito in piazza del Campo vestendo i colori della contrada del Drago che gli ha dato il nome di battaglia che si porterà dietro per sempre. Il Palio di Siena per un fantino è un sogno, ma anche il traguardo dopo un percorso, anche lungo, segnato da sacrifici, allenamenti e tante rinunce, specie quando si è nel fiore della gioventù. A raccontarlo è lo stesso amiatino, tornato alla sua routine dopo aver vissuto una delle esperienze più importanti, forse la più importante per adesso, della sua carriera.

Quando nasce la passione per i cavalli?

«Sono partito con le scuole di ippica. Avrò avuto 5 o 6 anni. Poi quando ero più grandicello sono passato all’endurance fino ad arrivare a un’età dove ho capito qual era la mia passione e il mio mondo. Oggi è il mio mestiere».

Che emozioni si provano al momento della segnatura?

«Sono belle cose, noi lavoriamo tutto l’anno per provare ad arrivare all’obiettivo che è il Palio di Siena».

E la notte prima del Palio?

«Sotto questo punto di vista non me ne curo. Ieri ho avuto la conferma: ho mantenuto la calma e lucidità. Certo resto al pezzo, è naturale».

Essere stato al canape accanto a uno come Tittia non le ha fatto alcun effetto?

«Giovanni (Atzeni, 12 volte vincitore del Palio, ndr) è un grande professionista ma quando sei li è uno dei dieci».

Perché l’hanno chiamata “Fastidio”?

«Viene dato dalla contrada e spetta al capitano. Io l‘ho scoperto durante la cena della prova geniale, è una sua massima decisione. È Il nome di battaglia che ti porterai dietro fino alla tomba: penso ad Aceto, Trecciolino, Tittia».

Come ha vissuto l’affetto e il sostegno arrivato dall’Amiata?

«Mi ha fatto molto piacere. Penso che sia come per altre realtà, ad esempio la Sardegna. Anche noi abbiamo un forte attaccamento alla nostra terra e ci facciamo forza uno con l’altro. Penso sia una cosa importante. Ieri – venerdì per chi legge – c’ero io in piazza del Campo, ma sono convinto che se ci fosse stato qualcun altro la situazione sarebbe stata identica. Voglio aggiungere che anche in contrada sono stati eccezionali».

Adesso le prossime gare quali saranno?

«Domani (oggi, ndr) ci sono delle corse a Piancastagnaio e la prossima settimana a Casole d’Elsa».

Com’è la giornata tipo di un fantino?

«È un lavoro con tanti sacrifici: questa vita ti deve piacere, altrimenti è pesante. Non ci sono feste, mai. Poi avendo a che fare con gli animali questi hanno esigenze particolari. I cavalli hanno bisogno di essere accuditi e sistemati. Significa che la sveglia suona molto presto al mattino, specie in questo periodo. Stamani mi sono svegliato alle 4, perché entro le 10 cerchiamo di finire tutto. Dopo pranzo ci riposiamo un po’ ma poi è il momento del nostro allenamento, in palestra o facendo altro. La giornata si chiude di nuovo in scuderia. Significa andare a letto molto presto la sera».

Insomma niente male come routine a 20 anni.

«Diciamo che i ragazzi della mia età sono abituati ad altre cose, ma non mi mancano. Questo è un lavoro bellissimo, anche se non è semplice. Forse i lati negativi sono più di quelli positivi. Quando non arriva il risultato ti demoralizzi, ti butti giù. Non è solo un fattore psicologico. Se non vinci poi le contrade non ti chiamano».

Si può dire che questo era il lavoro che sognava da piccolo?

«Sì, decisamente. Sicuramente mi ha aiutato essere cresciuto in una realtà come Castel del Piano, dove esiste un nostro palio. Oggi lavoro nella scuderia di Augusto Posta, sempre a Castel del Piano, insieme a un altro ragazzo di 17 anni che sta ancora finendo la scuola ma già si allena da fantino».

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