Il Tirreno

Grosseto

Caos in strada

Inseguimento folle a Grosseto: sperona i carabinieri e si ribalta – «Ero ubriaco, ho avuto paura»

di Matteo Scardigli

	Carabinieri al tribunale (foto d'archivio)
Carabinieri al tribunale (foto d'archivio)

Tre arrestati, uno è in fuga. Il guidatore ha sostenuto di non essersi accorto del posto di controllo e di aver avuto paura di perdere la patente

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GROSSETO. «Ero ubriaco e temevo mi togliessero la patente, sono andato nel panico». Si è scusato così il conducente dell’auto che nella notte tra giovedì e venerdì si è ribaltata, davanti alla questura, dopo un inseguimento con i carabinieri finito con tre uomini in manette e uno ancora in fuga. E non è questo l’unico elemento ancora “in sospeso”.

Siamo ai tavolini di un bar a Barbanella, con due conoscenti seduti che parlano davanti a qualche bottiglia di birra. Sono circa le 3 quando una macchina con due persone a bordo inchioda: chi è al volante si sporge dal finestrino per invitare i due avventori del locale a fare un giro, i quali sulle prime esitano ma poi accettano. L’auto riparte con tutti i sedili occupati: guidatore e tre passeggeri, uno davanti e due dietro.

Poco dopo i quattro sono in via Castiglionese, dove in quel momento c’è un posto di controllo dei militari, che intimano l’Alt («non me ne sono accorto», dirà ancora). Ma la macchina non si ferma. La pattuglia si mette in scia, accende i lampeggianti e comincia a sfanalare. Ma l’auto, invece di accostare, accelera.

Parte il tallonamento a folle velocità che raggiunge anche punte anche di 120 chilometri all’ora, tra manovre azzardate dei fuggitivi – lanciati anche contromano – e ripetuti contatti tra i due veicoli. L’epilogo è in viale Europa, con gli inseguiti che perdono il controllo e cappottano, e lo sportello anteriore destro spalancato da uno dei quattro occupanti, che salta fuori e fa perdere le sue tracce.

I tre rimasti vengono presi dai carabinieri, i quali metteranno a verbale che il passeggero dietro al guidatore avrebbe gettato qualcosa dal finestrino durante il tragitto: un oggetto non recuperato. L’uomo accuserà forti dolori al torace (otterrà un referto) per cause ancora da accertare.

In tribunale ci sono il giudice Sergio Compagnucci, la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo per il sostituto procuratore Carmine Nuzzo, i tre imputati e i loro avvocati (Federica Putignano per il ferito e Giulio Parenti per gli altri due), e i militari.

A parlare per primo è proprio lui, il conducente, che spiega perché aveva tenuto il piede sull’acceleratore malgrado per altro le grida degli altri che cercavano di farlo desistere. Versione confermata, separatamente, dai due coimputati; i quali aggiungono di non conoscere il quarto, quello che non si trova, ma di averlo incontrato per la prima volta quella notte, e che nessuno ha gettato alcunché dal finestrino.

Nuzzo ha chiesto il carcere per tutti e tre, i difensori contestano: Putignano non si oppone all’arresto del suo assistito ma ritiene che non sussistano i gravi indizi di colpevolezza tali da giustificare l’ipotesi del concorso, Parenti si oppone invece alla convalida e in seconda battuta chiede i domiciliari per il guidatore e obbligo di firma per l’altro. Compagnucci convalida gli arresti: carcere per il conducente (Parenti valuta il riesame a Firenze) ma, non ravvisando i gravi indizi di colpevolezza, non dispone alcuna misura per gli altri due.


 

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