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Giulia, il tumore al quarto stadio e la guarigione: ora la 39enne toscana è testimonial per la lotta contro il cancro

di Matteo Scardigli
Giulia Dari
Giulia Dari

I farmaci sperimentali insieme alla sua grinta hanno sconfitto il male, ma per sviluppare cure alla scienza servono fondi: «La ricerca mi ha guarito»

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GROSETTO. C’era una volta Giulia Dari di Civitella Marittima (è nata a Siena ma ha sempre vissuto lì) alle prese con preoccupazioni e problemi di ogni giorno: il futuro, il lavoro... cose importanti. Oggi c’è Giulia Dari che vive a Grosseto, futura insegnante alle secondarie di primo grado che non rinuncia alla fotografia, che si è data la missione di aiutare la ricerca: «Fossi nata qualche anno prima o in un altro Paese a quest’ora sarei morta».

L’Australia

È il 2023 e la prima delle due donne è in Australia armata di spirito di avventura. Si è diplomata all’Artistico, ha frequentato le Belle Arti a Firenze e si è laureata e specializzata a Bologna, ha lavorato con la Galleria continua di San Gimignano (con cui ha vinto un premio e che l’ha portata a L’Avana, da cui l’ha “cacciata” Raúl Castro causa pandemia), dopodiché è stata un po’ precaria, è stata in India sempre con la macchina al collo e quando è tornata e ha fatto qualche impiego stagionale. Ma ora è in Australia che cerca di guadagnarsi da vivere con le sue foto, un impiego stabile.

Una volta si sente poco bene, ha un mal di stomaco che non la fa dormire. Prima di atterrare si è iscritta a Medicare, il sistema sanitario locale che in virtù di un accordo bilaterale le dà diritto a sei mesi di copertura gratuita, ma i farmaci che le danno non bastano e i dolori si fanno più frequenti e più intensi: decide di tornare in Italia. Il giorno prima di partire ha un’infiammazione alla gamba sinistra, ma sarà stata una botta.

Il ritorno in Maremma

Atterra a Milano, vorrebbe rimanere qualche giorno ma si sente peggio. Decide di tornare in Maremma, ma già che è di strada si ferma all’ospedale della Città del Palio: flebite, ecco cos’era quell’infiammazione, le punture nella pancia fanno male ma c’è ben di peggio. La buona notizia è che ha vinto un posto a Grosseto, dove intanto si era trasferita, la cattiva è che a scuola non riesce a fare le scale; sarà stress, ma se proprio essere sicura sicura si tratta di fare una radiografia: polmone destro completamente bianco. Con la toracentesi le tolgono un litro e mezzo di liquido: non è piacevole ma almeno si capisce perché stava male, e soprattutto adesso starà meglio.

La scoperta choc

Il liquido torna e lei torna alle Scotte, la diagnosi arriva un mese dopo. «Tumore al quarto stadio a fegato, pleura, polmone e un osso», racconta oggi la seconda Giulia Dari, e poi aggiunge: «Tutto sommato credo di aver reagito bene: la cosa mi aveva dato una nuova prospettiva in cui invece di tanti problemi ne avevo uno solo e da cui era impossibile scappare, mi ha messo “qui e ora”». Si riparte con analisi ed esami seguiti da un mese di ricovero con drenaggio fisso: «La cosa più dolorosa della mia vita».

Prima di uscire le fanno un misto di chemio e immunoterapia, anche perché gli approfondimenti hanno evidenziato qualcosa: una mutazione del gene Ros1, che si può osservare solo nel 2% dei pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule, non fumatori e con meno di 40 anni. Il mondo crolla.

Il farmaco e la terapia

«Mi hanno chiamato due settimane dopo per dirmi che era arrivato il farmaco “target”, specifico ma sperimentale e certamente non ti fa stare rose e fiori: lo prendevo e stavo peggio di prima ma tre mesi dopo, a settembre, la Tac ha evidenziato una regressione del 50%. Se per certe notizie negative si bestemmia, non so quale sia il contrario di bestemmiare ma io ho fatto quella cosa lì».

A febbraio il farmaco non funziona più: «La malattia era tornata, mi toglievano mezzo litro di liquido ogni volta e a un certo punto mi volevano mandare a Roma. Poi mi hanno fatto: “È arrivato il secondo farmaco e a Roma non ci devi più andare”. Da marzo 2025 ad aprile di quest’anno la malattia è sparita».

Ecco, questo è il momento in cui si è già rimosso cosa vuol dire “terapia sperimentale”. Chi ha mal di testa prende l’aspirina, e anche l’aspirina può avere effetti collaterali, e se questi sono circoscritti e dettagliati è perché il farmaco è stato oggetto di studi e test: per raggiungere questo rapporto fra pro e contro c’è voluta la ricerca scientifica.

Ed è proprio qui che Dari insiste: «Un pacchetto di quelle pillole per 30 giorni costa migliaia di euro, tutto a carico del sistema sanitario. E ogni volta erano dolori fisici e imprecazioni, rinunce continue e scelte anche molto pesanti». Aspetti che non nasconderà quando arriveranno le interviste, perché nel frattempo la sua storia ha fatto il proverbiale giro. Sono le amiche ad averle suggerito di raccontarla ad Airc, e viene fuori che il suo medico alle Scotte è legato proprio alla fondazione creata (tra gli altri) da Umberto Veronesi.

Oggi

Oggi il volto di Dari è sulle buste del 5xmille, quelle che arrivano nella posta. Risponde per mail o sui social a tutti coloro per i quali è stata da esempio. E se ogni anno Civitella Marittima, la frazione dov’è cresciuta, si tinge di rosa contro il tumore al seno, lo si deve anche a lei e alla sua famiglia. Il termine per presentare la dichiarazione dei redditi scade il 30 giugno.

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