Grosseto, truffa ai danni di Conte Motors: sito manomesso e auto di lusso offerte – Cosa sappiamo sui malintenzionati
Dopo i primi episodi di novembre-dicembre scorso: la rivendita di auto Conte Motors è entrata di nuovo nel mirino dei malintenzionati
GROSSETO. La rivendita di auto Conte Motors è entrata di nuovo nel mirino dei malintenzionati. Che dopo i primi episodi di novembre-dicembre scorsi hanno compiuto un salto di qualità, per così dire, pubblicizzando sul sito apparentemente riferibile alla stessa concessionaria la vendita (all’insaputa di Claudia Conte e dei suoi collaboratori) numerose auto usate non soltanto anche queste mai transitate dal salone ma stavolta specificatamente di particolare pregio, come Porsche, Lamborghini, Mercedes, Audi, Bmw e anche Tesla, tutte di alta gamma. Per nessuna è indicato il prezzo, vi è invece un rimando a un numero di telefono che non appartiene a Conte Motors.
La nuova denuncia
Conte e il suo avvocato Guiscardo Allescia oggi (25 maggio) presenteranno una nuova denuncia, anche perché il sito è stato oggetto di una manipolazione, appunto: il sito sarebbe stato creato ex novo nei giorni scorsi. Per il primo fascicolo la Procura ha chiesto l’archiviazione: Conte ha presentato opposizione e a questo punto sarà il gip a dover decidere.
Come funzionavano le truffe
Negli ultimi mesi la presa si era allentata. Non c’erano più stati quei casi di ignari acquirenti che avevano versato anticipi per auto inesistenti e che si erano presentati a Grosseto credendo di poter ritirare la vettura che era piaciuta loro perché vista su pagine online di un sito specializzato apparentemente riferibili a Conte Motors, a sua volta altrettanto ignara: l’auto non c’era, i sedicenti "Paolo" e "Michele" che aveva condotto le trattative su telefoni non aziendali non esistono, i soldi degli acconti erano comunque spariti, finiti su alcuni conti correnti. Non risulta che in questi giorni casi similari si siano ripetuti ma il fatto che il sito dell’autosalone sia stato manomesso ha fatto alzare di nuovo le antenne a Claudia Conte, che ha fatto compiere accertamenti a un proprio tecnico informatico, allarmata sia dalla presenza online di un numero di telefono estraneo sia dalle foto di auto sconosciute (presentate tuttavia con immagini nelle quali è stato inserito all’altezza della targa anteriore un logo che fa riferimento al salone).
Il sito manomesso
Di ciascuna auto (ce ne sono una ventina) viene indicato il modello, l’anno, il chilometraggio, l’alimentazione. C’è un breve scritto che fa riferimento alla sede. Cliccando su "dettagli" non si acquisiscono informazioni ulteriori, cliccando su "richiedi info" compare l’indirizzo vero di Conte Motors e un numero di telefono invece sconosciuto alla titolare. Chi risponde? L’avvocato Allescia spiega di aver composto il numero e di non aver ricevuto risposta: silenzio assoluto. Il legale è stato poi richiamato da quello stesso numero, ma ha scelto di non rispondere. Poco dopo, però, ha ricevuto sul proprio cellulare un messaggio da una persona sconosciuta che si è detta interessata a un noleggio a lungo termine, per una cifra intorno ai 500 euro. Cosa sta succedendo? Anche questa domanda sarà inserita nella nuova denuncia che sarà presentata oggi.
Due filoni paralleli
Una denuncia che correrà parallela alla opposizione alla richiesta di archiviazione del primo fascicolo, quello nel quale tra l’altro si segnalava l’utilizzo pubblicitario improprio di una foto dell’ex titolare Claudio Conte, morto da tempo. A giudizio della figlia Claudia Conte ci sono elementi che imporrebbero di proseguire e approfondire le indagini condotte dalla polizia di stato. L’avvocato Allescia non usa mezzi termini: «Dall’esame della denuncia e degli atti emerge un quadro indiziario tutt’altro che generico, caratterizzato da una pluralità di episodi seriali, dall’utilizzo sistematico di conti correnti riconducibili a soggetti identificati e da modalità operative tipiche di un’associazione finalizzata alla commissione di truffe online mediante sostituzione di persona». Le persone intestatarie dei conti correnti sui quali sono finiti i soldi sono state infatti identificate dalla Questura. E anche se alcune utenze telefoniche risultano intestate a persone straniere non identificabili, è possibile lavorare proprio sui conti correnti. Ad esempio per capire quale ruolo abbiano avuto i titolari, anche qualora non avessero trattenuto contatti con gli acquirenti: perché quei soldi sono finiti sui loro conti? Tra l’altro, secondo quanto accertato dalla polizia quei conti sono intestati a persone già gravate da precedenti specifici. Un lavoro di indagine che va completato con l’analisi dei dati telematici, come per esempio gli accertamenti sui portali utilizzati per la pubblicazione degli annunci fraudolenti. Queste indicazioni, ma anche altre che il gip dovesse ravvisare, costituiscono secondo la difesa i canali sui quali occorre procedere per approfondire le indagini per evitare che le truffe (che interessano acquirenti di ogni parte d’Italia) proseguano.
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