La novità
Maxi agrivoltaico nel cuore della piana di Scarlino: 149mila pannelli e sotto mille pecore al pascolo
È uno dei cinque i progetti presentati: l’amministrazione ha convocato un tavolo per una linea comune
SCARLINO. Sotto le pecore e sopra i pannelli. Per 156 ettari. Un’immagine che rende bene la dimensione di uno dei cinque progetti agrivoltaici finiti sul tavolo del Comune di Scarlino e che fotografano il cuore della questione che vede da un lato la necessità di nuovi impianti per la produzione energetica, ma dall’altro la trasformazione del territorio. Un tema affrontato lunedì in capigruppo, dove l’assessore all’energia, urbanistica e lavori pubblici Cesare Spinelli ha illustrato lo stato delle richieste e la necessità di individuare una linea comune.
Le richieste, spiega Spinelli, sono cinque e ognuna ha un suo iter. «Una riguarda un impianto di circa 30 ettari già respinto anche per motivi paesaggistici. Due invece sono progetti di dimensioni ridotte legati ad aziende agricole: impianti sotto il megawatt, tra i 900 kW e i 3.600 kW, su superfici di 2-3 ettari, attivati con procedura semplificata (Pas)». In questi casi, aggiunte, si tratta di impianti a servizio di aziende con ricadute limitate.
Il problema semmai si concentra sulle richieste più grandi. «Ci sono due progetti importanti: uno da circa 40 ettari e l’altro, decisamente più impattante, da oltre 150 ettari». Tutti localizzati nella piana di Scarlino, nella zona nord del territorio comunale, tra la costa e a poche centinaia di metri dalle abitazioni.
Il progetto più rilevante è quello presentato dalla società Alianto: un impianto agrivoltaico da circa 98,8 megawatt su una superficie di 156 ettari. Questo prevede l’installazione di oltre 149 mila pannelli fotovoltaici da 660 watt ciascuno, montati su strutture a inseguimento solare alte circa tre metri e distanziate tra loro per consentire l’utilizzo agricolo dei terreni.
Sotto i pannelli è prevista anche un’attività zootecnica con allevamento ovino: oltre mille capi, che dovrebbero convivere con l’impianto energetico. «Ma questo comporta anche un impatto complessivo – sottolinea Spinelli – non solo visivo, ma legato alla presenza degli animali, quindi odori e modifiche del contesto». L’intervento include inoltre una stazione elettrica e un elettrodotto interrato di circa 1,2 chilometri per il collegamento alla rete.
Un impianto di queste dimensioni segue un iter autorizzativo che non si esaurisce a livello comunale. «La pratica è in valutazione a livello regionale e ministeriale, con il Comune che è coinvolto ma non da l’ultima parola». Proprio su questo si concentra la questione. «Non possiamo dire no a tutto, ma non possiamo nemmeno rinunciare a uno spirito critico. La necessità energetica è evidente, ma non possiamo pensare che un Comune piccolo come il nostro diventi uno dei bacini centrali per questo tipo di attività». Anche per la sua posizione, baricentrica rispetto alla piana, il timore è che possa esserci una sorta di un effetto a catena con l’arrivo di nuovi impianti nelle vicinanze: «Il rischio c’è e non va escluso».
Il secondo progetto di rilievo, quello da circa 40 ettari, è ancora in fase iniziale ma insiste grossomodo nella stessa zona. «C’è una tendenza dei proponenti a concentrarsi sulla piana scarlinese», osserva l’assessore.
Durante la riunione dei capigruppo è stata consegnata quindi una relazione tecnica che fotografa lo stato dell’arte, sia dal punto di vista normativo sia per quanto riguarda le pratiche aperte. «Ogni gruppo la studierà e poi ci confronteremo per provare a definire una linea comune». Un passaggio ritenuto necessario, anche perché «gli iter autorizzativi spesso sfuggono di mano, visto che il Comune non ha l’ultima parola». Anche per queste complesse ragioni l’amministrazione comunale intende farsi affiancare da esperti del settore. «Dobbiamo analizzare pro e contro di questi interventi in modo puntuale, perché è necessario trovare un equilibrio tra produzione energetica e tutela del nostro territorio. Di per sé non siamo contrari alla produzione di energia – conclude Spinelli – ma diverso è subire passivamente impianti di questa portata. Il nostro compito è salvaguardare un territorio che non può permettersi trasformazioni così rilevanti».
Anche perché, ricorda l’assessore Spinelli, esistono già impianti nella zona industriale a servizio delle aziende: «Ma lì parliamo di aree già compromesse, distanti dai centri abitati e ricadenti in zona industriale; non di terreni agricoli che rappresentano un patrimonio da preservare». Da qui la scelta, in prospettiva, di fare una linea comune con le forze politiche, così da individuare una strategia comune.
