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Il caso

Grosseto, gatta sfruttata per mendicare al Maremà: «Sedata e narcotizzata, qualcuno la salvi»

di Maurizio Caldarelli

	La gatta fuori dal centro commerciale Maremà
La gatta fuori dal centro commerciale Maremà

Il grido dell’associazione per gli animali: «Non ha più la forza di reagire». Sul caso si riunisce la Consulta comunale

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GROSSETO. Torna a riunirsi questa mattina (lunedì 30 marzo), dalle 9 alle 13, in seduta pubblica nella sala consiliare, la Consulta comunale per la tutela degli animali, organismo che riunisce le associazioni del territorio impegnate nella protezione e nel benessere animale. Al centro dei lavori regolamento comunale, sterilizzazioni, gattile sanitario, microchip per i felini e pratiche ecologiche per la gestione della fauna urbana.

Il caso della “gatta del Maremà”

All’ordine del giorno c’è però anche il caso della “ gatta del Maremà”, che sta facendo discutere negli ultimi mesi e che ha fatto aprire anche un dibattito al quale partecipato associazioni di volontari ed enti per la protezione degli animali, e semplici cittadini. «Fuori dal centro commerciale Maremà – sottolineano dal Banco italiano zoologico (Balzoo) – da alcuni anni, mendicano due persone trasandate, barcollanti, che si addormentano mentre gli si parla e talvolta diventano aggressive. Con loro c’è anche un gatta, che si scambiano e che spostano tra i vari ingressi, a seconda del flusso dei clienti, tenendola bene in vista accanto al piattino delle offerte. Dà l’idea di una gatta ammaestrata». 

Il rischio sequestro

L’accattonaggio sfruttando gli animali, è una pratica vietata dalle leggi e dai regolamenti comunali. È ancora più grave, e in questo caso si provvede al sequestro, quando “ci siano evidenze di maltrattamento e in particolari circostanze inerenti alla salute e allo stato dell’animale”. «La gatta – proseguono dal Banco – è stata osservata anche da una veterinaria che ha studiato il suo comportamento: appare fisicamente e psicologicamente provata, succube e dipendente dal volere del suo proprietario, resa incapace di ribellarsi, e a ogni tentativo di autonomia subisce azioni coercitive, come venire pungolata con un bastoncino o tenuta con le zampe posteriori sollevate senza poterle appoggiare. La gatta comunica il suo disagio sbattendo la coda all’impazzata, fino a quando le viene bloccata, saldamente e a lungo. Per far sembrare che tutto vada bene, spesso la accarezzano per ore, in modo compulsivo e a volte la tengono ferma, avvolta in indumenti o coperte, con solo la testa fuori». 

Il grido dell’associazione

L’associazione animalista aggiunge che «i gatti non sono burattini, ma esseri viventi senzienti, animali indipendenti, protetti dalla legge e il proprietario, a nostro parere, ha responsabilità precise: garantire ad esempio l’accesso all’acqua, la possibilità di movimento, un luogo adatto per i bisogni dell’animale, tranquillità e rispetto. La gatta non ha nemmeno più la forza di reagire a quello che subisce, e chi la guarda la descrive svenuta, spostata a peso morto, sedata o narcotizzata; segnalata anche a gennaio da un tecnico sanitario in pensione, che ha fatto di tutto per svegliarla, ma lei giaceva».

Dal Balzoo premettono che anche le persone fragili hanno diritto a un animale da compagnia, ma ritengono «ormai chiaro che questa gatta non viene tenuta solo per compagnia e che i soldi che contribuisce a raccogliere non sono destinati alle sue cure, come viene fatto pensare, e nemmeno a pagare bollette, pasti quotidiani e pulizie domestiche, a cui provvedono già altri, incluso lo Stato. Da quello che dice il proprietario, qualcuno pensa che l’eventuale allontanamento della gatta potrebbe causarle uno sconvolgimento emotivo enorme. È sufficiente questo, per decidere di condannare la gatta a priori? – si domandano dall’associazione – Sono state fatte perizie per avere la certezza che quello che dice il proprietario sia la verità? Ogni giorno nelle cronache si parla di amori tossici, che spesso nascondono solo bisogno di possesso e che alla fine rendono vittima proprio il destinatario di queste attenzioni. Sono stati predisposti sostegni adeguati e interventi per aiutare a gestire e superare la dipendenza patologica da questa povera gatta? O è invece più facile girarsi dall’altra parte – chiosano dall’associazione – e rassegnarsi che a farne le spesse alla fine sia proprio l’animale?».

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