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Il caso

Grosseto, truffata con la scusa della rapina: il finto carabiniere, il bottino e la telefonata da cui diffidare

di Ivan Zambelli
Grosseto, truffata con la scusa della rapina: il finto carabiniere, il bottino e la telefonata da cui diffidare

Una storia a lieto fine, quasi da film, ma per come si è sviluppata mette in allarme sui metodi subdoli per truffare le persone

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GROSSETO. Una telefonata di quelle che ti mettono subito in allarme: i dati di tuo padre sono stati usati per fare una rapina, è necessario fare dei controlli in casa.

È questo l’inizio della truffa che ha preso di mira Laura Tronci, 74 anni di Grosseto, figlia di Elio dell’omonima armeria, contattata da malviventi che con un complesso raggiro sono riusciti a impossessarsi di alcuni preziosi (dal valore di diverse decine di migliaia di euro) prima di darsi alla fuga. Una corsa precipitosa, avvenuta persino in taxi: il malvivente aveva pensato bene di prendere l’autopubblica per arrivare alla stazione di Orbetello. Non c’è riuscito, perché le forze dell’ordine l’hanno fermato in tempo. Insomma una storia a lieto fine, quasi da film, ma per come si è sviluppata mette in allarme sui metodi subdoli per truffare le persone.

Laura Tronci vive da sola, la figlia abita all’estero: «Sabato verso l’ora di pranzo ricevo una chiamata, che chiede di mio padre (mancato 12 anni fa). Dice di essere un maresciallo dei carabinieri, mi spiega che c’era stato un furto in gioielleria e che i rapinatori avevano clonato i dati di mio padre, facendo sì che la loro macchina fosse intestata a lui. Per cui – continua a spiegare – chiede di andare con mio fratello in caserma, così da portare documenti e certificato di morte». La signora acconsente: «La voce era molto pacata, gentile». Per farla breve, il finto maresciallo si fa dare il numero del fratello, che viene convocato alla caserma dei carabinieri di Batignano. «Solo dopo ho capito che il piano era farmi restare in casa da sola».

Intanto la signora viene richiamata, dicendole che un addetto del tribunale sarebbe venuto a casa per fare delle foto e pesare i preziosi che aveva, così da confrontarli con la refurtiva. «Il finto maresciallo mi ha pure detto “sappiamo che siete persone perbene ed è solo una formalità. Lei prepari l’oro che ha in casa, lo metta in un sacchetto”». Dopo qualche minuto sente suonare il citofono. È il presunto addetto e Laura apre, ancora convinta della buonafede del maresciallo.

Ma alla vista di questi capisce che qualcosa non va. «Quando apro la porta mi sono ghiacciata: l’uomo era al telefono e aveva con sé un borsone. Ma non aveva un mandato, neanche un tesserino. Gli ho chiesto di identificarsi, diceva che erano passati in mattinata ma che non gli aveva aperto nessuno. Effettivamente ero dovuta scendere a fare delle cose tra la cantina e il garage». Ma il dubbio inizia ad assillarla, non lo fa entrare. «Mi passa il telefono, e dall’altra parte c’era il finto maresciallo. “Signora – dice in maniera risoluta – non crei problemi perché stiamo facendo un’indagine riservata e deve essere una cosa celere, non deve intralciarci». Acconsente con riluttanza.

Questione di poco la situazione precipita, perché all’ennesima richiesta strana – “il maresciallo vuole parlarle dal telefono fisso” – chiede all’uomo di andare fuori dalla porta, perché non si fidava. «A quel punto mi è saltato addosso e mi ha rubato dalle mani l’oro. Ho visto il volto della vera delinquenza». L’uomo, dopo averla spinta e afferrato il sacchetto, si è lanciato a corsa giù dalle scale. Per nulla intimorita, la signora l’ha rincorso dal terzo piano al grido “al ladro, al ladro”, facendo uscire alcuni vicini, una persino con l’ombrello in mano. «Glielo voleva dare in testa. Sembrava una scena da guardie e ladri», prova a sdrammatizzare. Però l’uomo in qualche modo era riuscito a dileguarsi.

E il fratello di Laura? Arrivato a Batignano i militari hanno subito capito il tentativo di truffa, andando prima a casa sua e poi dalla sorella.

Nel mentre era stata allertata la polizia, che ha iniziato a cercare il malvivente, ipotizzando una fuga alla stazione, visto che aveva un accento del sud Italia. In effetti il truffatore voleva scappare in treno, ma non salendo a Grosseto; sarebbe stato troppo prevedibile. Piuttosto, ha preso un taxi per Orbetello. La fuga è durata poco: il tassista notando l’agitazione del passeggero ha allertato i carabinieri, che l’hanno arrestato mentre stava sopraggiungendo una volante della polizia. Stamani in carcere c’è stata l’udienza di convalida dell’arresto.

Per fortuna Laura Tronci ha riottenuto la refurtiva: sentendosi braccato, li aveva lanciati in un giardino poco fuori il palazzo. «Ho voluto raccontare la mia storia per mettere in guardia da questi imbroglioni, ma anche per ringraziare pubblicamente gli agenti della polizia e dei carabinieri».

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