Il Tirreno

Grosseto

Il lutto

Addio al notaio Marzocchi: voleva creare una fondazione in ricordo della moglie

di Maurizio Caldarelli
Il notaio Marzocchi
Il notaio Marzocchi

Decano e innovatore del consiglio della professione, con alcuni suoi interventi fece giurisprudenza

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GROSSETO. Città pronta a dare l’ultimo saluto al notaio Alessandro “Duccio” Marzocchi, 84 anni, morto all’ospedale Misericordia per complicazioni sopravvenute nelle ultime settimane.

Laureato alla fine degli anni Sessanta all’università di Siena, al termine degli studi notarili aveva affiancato il padre Alfonso, uno degli storici notai cittadini (scomparso nel 2014) nello studio di corso Carducci, che “Duccio” aveva tenuto aperto fino a sei-sette anni fa, con qualche mese di anticipo sul limite massimo dei 75 anni per andare in pensione. In questo lungo periodo di attività, Marzocchi era stato sempre un esempio dal punto di vista professionale mettendo la sua esperienza al servizio dei clienti e del consiglio notarile di Grosseto, del quale è stato membro attivissimo diverse volte.

«Ricordo che “Duccio” era un professionista molto attento – dice il notaio Luciano Giorgetti, che ha avuto modo di frequentarlo anche fuori dallo studio – sempre presente alle nostre riunioni del consiglio notarile, nelle quali portava delle idee nuove. Era sempre il primo ad accorgersi di certi cambiamenti, come ad esempio l’avvento del digitale, tanto che realizzò anche un software per migliorare la nostra professione. Negli ultimi anni, durante la pensione, nonostante i problemi, pensava ad nuove iniziative, come quella di fare una fondazione a nome della moglie Giuseppina».

Il notaio Marzocchi era un uomo colto, appassionato di arte, ma soprattutto di musica classica, gli ha fatto compagnia nei momenti difficili, ma era anche un amante della buona cucina e aveva fatto parte dell’Accademia della Crusca. Durante la professione, soprattutto alla fine degli anni Novanta, alcuni suoi interventi e casi particolari che avevano fatto giurisprudenza erano stati pubblicati dalla “Rivista del notariato”, una sorta di bibbia di diritto e pratica notarile.

Oltre allo storico studio lungo la passeggiata pedonale nel centro di Grosseto, Marzocchi riceveva anche nello studio del dottore commercialista Angelo Magnanini a Castiglione della Pescaia, località che frequentava dopo aver acquistato una casa a Punta Ala, che considerava un “buen retiro” dopo le settimane passate in studio.

«Conoscevo Alessandro da 36 anni – aggiunge la notaia Maria Letizia Usticano – dal 1989, anno in cui sono venuta a vivere e lavorare a Grosseto. L’ho incontrato nelle attività istituzionali e posso aggiungere che ho il ricordo di una persona schietta nelle sue manifestazioni, molto aperta e gentile».

Il notaio, che lascia i figli Alfonsino e Benedetta, ha sempre vissuto a Grosseto, a parte una parentesi a Milano insieme alla moglie. Ultimamente, dopo i tragici avvenimenti familiari che lo avevano colpito, era tornato a vivere nelle vie centrali dell’amato capoluogo. 

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