Il Tirreno

Grosseto

Violenza in casa

Grosseto, massacra a pugni in faccia il padre per una felpa: «Dormiamo con la porta chiusa a chiave»

di Pierluigi Sposato
Grosseto, massacra a pugni in faccia il padre per una felpa: «Dormiamo con la porta chiusa a chiave»

Il ragazzo è stato condannato, atteggiamenti violenti verso tutti i componenti della famiglia

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GROSSETO. «Non so dire quanti siano stati i pugni, perché sono veramente stati tanti, ho avuto la sensazione di grave pericolo e credo che se non avessi chiamato le forze dell’ordine mio figlio avrebbe massacrato mio marito. Vedevo in lui una grande ferocia nel colpire il padre».

Parole drammatiche quelle pronunciate da una donna che aveva appena assistito – era il gennaio scorso – a un’aggressione brutale. Il marito era apparso alle forze dell’ordine stordito e con varie tumefazioni al volto: dentro l’abitazione tracce della colluttazione e un ragazzo, il figlio adottato, non ancora ventenne. Furono 25 i giorni di guarigione, il padre aveva riportato fratture. Il giovane uomo, iscritto a un istituto superiore che frequentava però sporadicamente, venne arrestato e adesso è stato condannato a due anni e due mesi con la riduzione del rito abbreviato per maltrattamenti con lesioni e violenza privata. Perché quello sarebbe stato solamente l’ultimo di una lunga serie di episodi violenti di cui erano rimasti vittime i genitori e il fratello.

Assistito dall’avvocata Francesca Carnicelli, è stato riconosciuto parzialmente incapace di intendere e volere dallo psichiatra Paolo Iazzetta. E dovrà sottostare alla misura della libertà vigilata in una comunità terapeutica, per la durata della pena, seguendo gli obblighi imposti dal giudice Giuseppe Coniglio, che ha accolto – riducendo di due mesi l’entità della pena – le richieste del pm Carmine Nuzzo. Non solo: il padre adottivo si è costituito parte civile con l’avvocata Lucilla Nannetti e il figlio è stato condannato a risarcirlo, anche se solo simbolicamente: 300 euro. La pena non è stata sospesa: lo stato di pericolosità sociale fa presupporre un rischio di reiterazione.

La terribile aggressione in casa

Vicenda penosa quella trattata all’udienza preliminare a conclusione delle indagini della polizia di stato. Iniziata anni addietro, con forme diverse pur se preoccupanti. In un crescendo di violenze che aveva costretto la famiglia a cambiare abitudini. «Da tempo abbiamo chiuso a chiave, dall’interno, le porte delle nostre camere da letto per timore che possa entrare per aggredirci fisicamente». «In casa nostra non siamo liberi di fare ciò che vogliamo». «Temendo che lui possa prendere i nostri soldi, nascondiamo i nostri portafogli». «Mia moglie torna in ufficio anche quando non dovrebbe, visto che casa nostra non è un ambiente tranquillo». Così i genitori avevano descritto il clima che si respirava in casa. Il fratello aveva aggiunto che si era deciso a consegnare i propri soldi alla madre per paura che venissero sottratti dal fratello. E le aggressioni, per futili motivi, sarebbero state all’ordine del giorno. Quella del gennaio scorso sarebbe nata perché l’imputato avrebbe accusato il padre di avergli sottratto una felpa: e per questo motivo lo aveva aggredito con pugni sul volto e alla testa, mentre la madre disperata cercava di fermarlo. L’uomo era riuscito a rifugiarsi in bagno e la situazione sembrava essere tornata alla normalità: ma l’aggressione era ripresa quando il padre era uscito e solo fuggendo in strada, dove era stato trovato dagli agenti, era riuscito a sottrarsi alle violenze.

Aggressioni a tutti i membri della famiglia

Uno stato di instabilità risalente a tempo addietro, che secondo l’imputazione sarebbe stato dovuto al consumo smodato di alcol e droghe. Pochi giorni prima del Natale 2023, avrebbe impedito ai genitori di uscire dalla camera da letto, mettendosi davanti alla porta, per farsi consegnare i regali in denaro che secondo lui sarebbero stati trattenuti dal padre e non si era allontanato se non quando la madre gli aveva dato dei soldi. «Io temo che lui ce li chieda per acquistare sostanze stupefacenti e, quando non ne ha abbastanza, per comprare dell’alcol: è entrato in un circolo vizioso». E proprio del furto del suo “fumo” aveva accusato in una circostanza (febbraio 2023) il fratello, colpito con uno schiaffo; lo stesso fratello era rimasto vittima di altri episodi di aggressione, così come il padre, che una volta si era anche visto scagliare addosso una sedia. Minacce e ricatti si erano susseguiti in un’escalation le cui prime avvisaglie erano comparse già in fase adolescenziale. Anche a scuola le cose non andavano bene, lui era temuto dai compagni perché teneva un atteggiamento da bullo, avevano spiegato i genitori.




 

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