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Riccardo, morto a 15 anni: «Raccontava a sua mamma della scuola, quando è arrivato in ospedale era già finita»
Grosseto, la zia distrutta dal dolore: «Era controllato ogni 6 mesi, l’ultima visita 40 giorni fa. Aspettava un’altra operazione al cuore»
GROSSETO. Quando ha avuto l’arresto cardiaco, Riccardo stava raccontando alla sua mamma - che era andata a prenderlo a scuola - com’erano andate le lezioni. Stava parlando "normalmente", le stava riferendo tutto quel che era successo in quella tranquilla mattinata in classe. Poi il malore improvviso, fatale e senza appello, in macchina mentre mamma e figlio stavano transitando in via Santerno, davanti al Bar Galli.
Riccardo Radiconi si è accasciato così sul sedile ed è morto poco dopo, nonostante i tentativi di soccorso e la disperata corsa in ospedale. La sua situazione clinica era nota da tempo; ma negli anni la famiglia lo aveva seguito con amore e scrupolo accompagnandolo alle visite, supportandolo nei suoi interventi chirurgici e nel corso di un lungo e sofferto cammino, affrontato con tenacia e speranza. Un cammino a ostacoli che non si era ancora concluso, anzi. «Riccardo era in attesa di un altro intervento al cuore», lo piange sua zia Tiziana Milani, sorella della mamma Beatrice. Segretaria nello studio legale Peronaci e volontaria della Humanitas, Tiziana ieri mattina non si dava pace fuori dalla Casa funeraria Rocchi in via dell’Olocausto, circondata dall’affetto di tantissimi amici di famiglia.
«Riccardo era nato cardiopatico e fin da quando era piccolissimo aveva dovuto affrontare vari interventi a cuore aperto - racconta - Ne subì uno appena nato, poi quando aveva un anno, poi a 6/7 anni. Era controllato ogni 6 mesi, si era sottoposto a un controllo anche 40 giorni fa circa, sempre a Massa dov’era stato operato. Sapevamo che avrebbe dovuto sottoporsi all’ennesima operazione, stavolta a una valvola».
L’intervento non sarebbe stato immediato, ma neppure in un futuro troppo lontano; insomma era all’orizzonte. Impossibile ora darsi una spiegazione, impossibile trovare le parole per questa morte che ha lasciato spiazzati e addolorati; la città è paralizzata. «Venerdì Riccardo si è sentito male all’improvviso - continua la zia - Mia sorella era andato a prenderlo a scuola all’Iti e lui parlava "normalmente", raccontava a sua madre com’era andata a scuola»; insomma nulla che facesse presagire alcunché, ma è stato tutto un attimo, un flash. Quando in macchina è subentrato il silenzio la madre si è allertata e ha fermato il mezzo.
Il giovane «era andato in arresto lì davanti al Bar Galli; è stato un attimo». Sua mamma disperata ha chiamato o aiuto; i soccorritori della Misericordia sono intervenuti in strada ma il malore non gli stava dando scampo, non c’è stato nulla da fare. «Quando Riccardo è arrivato in ospedale, era già finita», piange la zia. A calcio, che era stata la sua passione di sempre, il 15enne non giocava più da tempo. «Dopo l’ultimo intervento chirurgico poteva fare forse qualcosa a livello di amatoriale», ma qualcosa di veramente minimo, nulla a che vedere con la stagione agonistica di un tempo (quella vissuta con l’Invictasauro) e nulla con le partite giocate con tutte le sue forze nel pieno della vertigine calcistica, insieme ai compagni di squadra. Ormai, per motivi clinici, aveva dovuto smettere e «all’inizio fu una tragedia», racconta Tiziana. Perché il destino abbia riservato questo è indecifrabile; «in famiglia nessuno è mai stato malato, nessuna cardiopatia; insomma non è stata una cosa genetica».
Quel che è certo è che Riccardo era «un ragazzo solare e pieno di vita - chiude Tiziana tra le lacrime - super intelligente, vivace e pieno di amici. Un ragazzo pieno di speranza e di voglia di vivere». Un ragazzo amato dalla famiglia e da chiunque lo abbia conosciuto. Non parlava della malattia; quello era uno spettro che aleggiava, ma con cui lui conviveva. E che affrontava. «Ciò che lo faceva soffrire di più era il fatto di aver smesso di giocare a calcio. Lo ricorderò con tantissimo amore».
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