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Passione biancorossa – I 110 anni del Grifone

MAURIZIO CALDARELLI
Passione biancorossa – I 110 anni del Grifone

In regalo da domani, sabato 2, la prima scheda dell’opera che ripercorre le tappe salienti di un romanzo che ha fatto impazzire migliaia e migliaia di sportivi grossetani

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GROSSETO. Il Tirreno da domani (sabato 2), con l’uscita della prima scheda, celebra i 110 anni del calcio a Grosseto. L’opera, che prende il titolo di “Passione biancorossa – I 110 anni del Grifone”, ripercorre le tappe salienti di un romanzo che ha fatto impazzire migliaia e migliaia di sportivi grossetani.

Inizialmente i pionieri, che hanno indossato per quindici anni una casacca bianconera, venivano visti come fumo negli occhi da una città che era racchiusa intorno alle Mura Medicee e che nel censimento del 1911 aveva solo 11.875 abitanti. A Grosseto c’erano poche risorse per fare sport e i primi calciatori, che cominciarono a tirar calci in un campaccio di via Manetti (nella più totale indifferenza) si fecero cucire le maglie dalle mamme e pagarono a rate i primi scarpini da gioco.

Con il passare degli anni, però, il pallone entrò sempre più nel cuore della gente, grazie a personaggi come Giuseppe Nenci, il “Beppe del calcio”, che fu l’anima dell’Unione Ginnico Sportiva (questa la denominazione prima della fusione con il Club Sportivo Grossetano) e successivamente dell’Us Grosseto, fino agli albori della Seconda guerra mondiale. I primi periodi furono molto difficili, con la società costretta anche a improvvise rinunce per mancanza di fondi, peraltro compensate da veloci ripartenze.

Dagli anni Trenta le cose andarono decisamente meglio. Se non altro l’Unione sportiva Grosseto, che da qualche anno aveva preso il bianco e il rosso da mettere sulle divise, trovò una casa per gli allenamenti e per le partite, il Campo Amiata sotto le mura, che con il passare dei campionati diventò un fortino inespugnabile. Cominciarono a nascere i primi campioni, che portarono allo stadio amici e parenti.

Subito dopo la guerra, i problemi furono dimenticati proprio dall’amore della città. Al Caffè Italiano, al Bar Rama e al Caffè Gorrieri i giovani dell’epoca si ritrovavano e organizzavano iniziative per sostenere il Toro, come lo chiamavano loro, in vista dei derby con il Pisa o il Prato, con il quale nel 1948-49 fu ingaggiato un duello che non si concluse con il salto in serie B solo a causa del… Giro d’Italia.

Negli anni Cinquanta a regalare una maggiore credibilità pensò anche il presidente Mario Ferri, che rimase al timone per venti lunghi, anni prima di un infarto che mise fine alla sua giovane vita. L’onorevole, però, riuscì a far fare un grosso salto in avanti, negli anni Settanta, facendo vivere l’epoca d’oro della serie C, iniziata con un… funerali agli odiati cugini del Siena. Un periodo che si chiuse bruscamente negli anni Ottanta.

Il Grifone visse ben diciannove anni nel purgatorio dei dilettanti, prima all’arrivo di Piero Camilli, il Comandante, con il quale l’Us Grosseto arrivò a toccare il Paradiso del calcio nazionale, sfiorando la finale per la serie A dopo aver battuto il Livorno davanti a 9. 000 cuori impazziti di gioia. Il calcioscommesse e qualche delusione convinsero l’imprenditore di Grotte di Castro a mollare. E la sua successione fu tutt’altro che semplice: lo zio d’America Max Pincione ingannò tutti con la sua simpatia, ma lasciò detriti ovunque. A costruire il palazzo hanno pensato Mario e Simone Ceri, con il “calcio a modo nostro”, che ha riacceso un fiamma che sembrava spenta per sempre, ma facendo un passo troppo grande.

Tocca ora a Nicola Di Matteo, un imprenditore innamorato del calcio, a far rivivere un nuovo esaltante capitolo proprio partendo da 110 anni dal 13 maggio 1912, quando nacque quella che poi è diventata l’Us Grosseto, una seconda pelle per generazioni di grossetani.

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