Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Vaccino scaduto a una bambina Dottoressa assolta il fatto non sussiste

Alfredo Faetti

30 aprile 2021
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grosseto. Una sentenza della Cassazione del 2019 ha cambiato la lettura normativa in materia di farmaci imperfetti: se prima un farmaco poteva essere considerato tale il giorno dopo la scadenza impressa nella confezione, ora un lasso di tempo ridotto non c’è l’automatismo che porta a questo meccanismo “ghigliottinante”, per usare l’espressione dell’avvocato Luciano Giorgi. Questi ha difeso il medico Donatella Grilli, 57 anni, dall’accusa di somministrazione di medicinali guasti a una bambina: e la dottoressa è stata assolta perché il fatto non sussiste dal giudice Adolfo Di Zenzo, che nelle motivazioni adesso depositate ha anche messo l’accento sulla deposizione di una pediatra (si può «escludere assolutamente» che un preparato possa aver perso in sette giorni «la sua capacità di proteggere» e possa «aver creato delle sostanze tossiche che possano in qualche modo danneggiare la persona che la riceve», come appunto stabilito della Cassazione).

Il giudice non ha accolto la richiesta di condanna a quattro mesi nei confronti di Grilli (difesa anche da Lucia Capaccioli) formulata dal pm onorario Leonardo Brogi e le richieste risarcitorie della famiglia della bambina, costituitasi parte civile («non ha dimostrato conseguenze sfavorevoli per la salute», osserva il giudice). I fatti risalivano al 7 febbraio 2018 ed erano avvenuti al distretto sanitario di Scansano. Grilli aveva preso il medicinale dal frigo e l’iniezione venne fatta regolarmente, ma il padre della bimba alcuni giorni dopo si era accorto che il farmaco era scaduto e aveva deciso di presentare un esposto. Nel corso dell’istruttoria, sono state ascoltate anche le infermiere che quella mattina erano nel distretto sanitario e attraverso le loro stesse dichiarazioni è emerso che la responsabilità di ordinare, sistemare, controllare e nel caso gettare i vaccini scaduti spettava proprio a loro. Nelle dichiarazioni rilasciate a suo tempo ai Nas dalle due infermiere però non è chiaro se il medico sia stato avvertito prima o dopo che il farmaco era scaduto. Inoltre, ai militari le due donne avrebbero parlato di “distrazione da parte nostra” , sebbene poi non siano riuscite a riconfermarlo in aula durante il dibattimento. È stato questo uno dei perni della tesi difensiva impressa nella memoria consegnata al giudice, insieme al recente pronunciamento della Cassazione, che ha rivisto i tempi entro cui un farmaco può considerarsi imperfetto. Il vaccino in questione aveva una durata di 1.065 giorni e al momento della somministrazione era scaduto da soltanto una settimana. —

Alfredo Faetti

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