Spacciatori feriti nel bosco: «Non c’è stata alcuna lite»
I due ragazzi marocchini sono stati sentiti dal pm, uno è ancora in ospedale. L’aggressione è avvenuta nei boschi di Montioni: acquisiti nuovi elementi
FOLLONICA.Sono due, sono stati feriti la stessa sera nei boschi di Montioni alle porte di Follonica e sono già stati sentiti dal sostituto procuratore Anna Pensabene, che sta coordinando le indagini degli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri di Grosseto e degli uomini della compagnia di Follonica. I due ragazzi, entrambi di origini marocchine, di 22 e 25 anni, assistiti dagli avvocati Massimo Landi e Sabrina Pollini, avrebbero dato alcune indicazioni al magistrato, senza però fornire un identikit preciso dell’uomo che più di due settimane fa si è presentato nel bosco di Montioni, alle porte di Follonica, e avrebbe fatto fuoco contro di loro. Senza però - avrebbero spiegato al pm - aver avuto alcuna discussione con i due ragazzi.
Uno dei due, il più giovane, è ancora ricoverato all’ospedale di Grosseto dove è stato portato da Follonica la sera della sparatoria. Era stato un amico del giovane, che conosce qualche parola di italiano, a chiedere l’intervento del 118. Quando il ventiduenne è arrivato al Misericordia con quei colpi di arma da fuoco alle gambe, soprattutto, i sanitari hanno dato l’allarme e chiesto l’intervento dei carabinieri. Il ragazzo era stato colpito dai pallini della cartuccia di un fucile da caccia. La stessa sorte era toccata anche a un altro ragazzo di origini marocchine, venticinquenne, anche lui senza fissa dimora e irregolare. Il giovane, sulla cui testa pendeva un ordine di carcerazione emessa dal giudice per le indagini preliminari Giovanni Muscogiuri, è stato arrestato a Grosseto dai carabinieri della compagnia, che lo hanno sorpreso mentre camminava in via Genova e hanno così scoperto che dall’anno scorso era ricercato. Ma quando lo hanno portato al carcere di Massa Marittima, si sono accorti che c’era qualcosa che non andava: anche lui era stato ferito con una o più fucilate. I pallini di piombo lo avevano colpito in varie zone del corpo, dalle ginocchia in su, fino all’addome e alle braccia che probabilmente aveva chiuso per proteggersi quando l’uomo ha fatto fuoco anche contro di lui nel bosco. Le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm Pensabene, vanno avanti senza sosta per dare un nome e un volto a chi ha imbracciato quell’arma per ferire i due ragazzi. Un’arma che difficilmente viene utilizzata dai nordafricani, più propensi a impugnare coltelli o machete, ma che si trova in moltissime case, in Maremma, terra di cacciatori. Un’arma che è anche più facile acquistare.
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