Gessi rossi, la conferenza dei servizi slitta
Lina Senserini / CAMPAGNATICO
Slitta di almeno un mese la conferenza dei servizi programmata per il 1º ottobre, sul progetto di ripristino delle ex cave di Pietratonda (Campagnatico) con i gessi rossi prodotti dalla lavorazione del biossido di titanio a Scarlino.
La proprietà del sito minerario, Accornero spa, ha presentato altre integrazioni volontarie, in aggiunta alla corposa relazione di risposta alle osservazioni avanzate per la seduta del 22 giugno. Ci vorranno, quindi, almeno trenta giorni, fanno sapere dagli uffici regionali di via Cavour a Grosseto, per esaminarle e procedere a quella che dovrebbe essere la fase decisoria della conferenza dei servizi.
Intanto continua la mobilitazione di associazioni e cittadini, a Civitella Paganico, Campagnatico e frazioni, dove da alcuni giorni è in corso la sottoscrizione di una petizione da inviare ai sindaci Alessandra Biondi e Luca Grisanti, alla giunta regionale e ai dirigenti degli uffici convocati per la conferenza, per chiedere un dibattito pubblico in merito al progetto.
Oltre seicento le firme raccolte a Paganico (gazebo in piazza della Vittoria o sotto i portici di corso Fagarè, in caso di brutto tempo), circa un centinaio a Campagnatico (punto di raccolta, bar La Piazza), altrettante tra Montorsaio (si firma al negozio di alimentari “Da Maria”) e Civitella Marittima (al negozio di abbigliamento da Nadia). La raccolta viene effettuata anche a Casale (circolo della Proloco) e a Pari (alimentari di Roberto Minacci).
Questa sera, inoltre, la Proloco ha organizzato un’assemblea pubblica a Campagnatico, in piazza Dante, alle 21, cui partecipa il sindaco Grisanti, oltre a Roberto Barocci, del Forum ambientalista, e Loretta Pizzetti, del comitato Val di Farma.
E ci sono novità anche sul piano della presenza di acqua nell’area oggetto dell’eventuale ripristino. Oltre al progetto di coltivazione della cava dell’Incrociata, presentato da Accornero al Corpo delle miniere nel 1995, in cui si dice che «a quota 138 (metri) si attiveranno alcune sorgenti d’acqua», è saltato fuori un altro documento del 1979, emesso dalla società Ri.Min di Eni, nata per eseguire le ricerche geominerarie del gruppo. La relazione sull’area di Pietratonda attesta la presenza di calcare cavernoso “affiorante” a conferma anche di quanto evidenziato dal Genio civile, e «in sotterraneo, di abbondanti venute di acque non ossidate». —
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