Il Tirreno

Grosseto

«Per l’ex Marraccini sono il primo a volere una riqualificazione»

gabriele baldanzi
«Per l’ex Marraccini sono il primo a volere una riqualificazione»

Per la prima volta dopo molti anni parla l’imprenditore Riccardo Demi che l’acquistò nel 2005 La struttura è chiusa da tempo e le sue condizioni “di salute” vanno peggiorando  

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la storia

gabriele baldanzi

Per quattro generazioni di grossetani il cinema Marraccini in via Mazzini è stato il palazzo che regalava sogni. Comode sedute in platea, gli occhi puntati sul grande schermo, alle spalle il proiettore, sulla testa la volta semovente in stile Liberty che si spalancava sul cielo stellato.

Ma l’incanto e il profumo della celluloide negli ultimi 17 anni ha lasciato il posto a polvere e calcinacci.

L’imprenditore Riccardo Demi, dal 2005 proprietario dell’ex cinema Marraccini, non ama le luci della ribalta. Nel recente passato ha sempre parlato pochissimo del suo investimento, della vicenda che riguarda l’acquisto e poi il mancato recupero dell’immobile. Un lungo e spinoso percorso, costellato di speranze e smentite, trattative e delusioni, in merito alla destinazione finale dell’immobile: appartamenti, scuola di cinema, museo d’arte sacra della Diocesi, moschea.

Giovedì sera, a sorpresa, Demi si è sottoposto al fuoco di fila delle domande dei grossetani in un affollatissimo incontro al Gallery Cafè, nel cuore del centro storico, un appuntamento organizzato da Richard Harris nei suoi tradizionali “Aperitivi”. Tra il pubblico anche imprenditori, consiglieri comunali, giornalisti, che lo hanno subissato di domande.

Tra dichiarazioni d’intenti e richieste di spiegazioni sullo stato attuale del fabbricato, sono emerse diverse ipotesi di riqualificazione del Marraccini e idee sul coinvolgimento del Pubblico.

È il 10 ottobre del 2003 quando il proiettore riavvolge la pellicola per l’ultima volta. Il racconto di Demi parte da qui. Il Comune, guidato allora da Alessandro Antichi, vuole acquisirlo per farne un contenitore culturale. Servono circa 1,5 milioni di euro e la Provincia promette di fare la sua parte. L’accordo con il proprietario, Marco Micheli (ex assessore della prima giunta Antichi) sembra cosa fatta. Qualcosa, però, va storto, la Provincia si ritira e l’ex cinema torna sul mercato.

«È così entro in gioco io – dice Demi – pensando di fare un investimento immobiliare, di tenere il palazzo nel patrimonio di famiglia, con l’idea di trasformare il cinema in galleria commerciale e in parte in luogo di cultura aperto al pubblico».

Già, il pubblico. Un pallino di Demi, che su questo punto non accetta di essere contraddetto. «Sono il primo, anche oggi, a volere un centro storico diverso, più vivace e appetibile; concordo sulla necessità di un’adeguata riqualificazione che passi anche attraverso il recupero e la riconsegna alla collettività di edifici come il Marraccini, utili a consolidare l’immagine di Grosseto come tutti noi vorremmo che fosse. Vi assicuro che incontri con gli amministratori ne abbiamo avuti tanti, ma alla fine non siamo mai riusciti a chiudere, a intercettare un finanziamento, a trovare davvero una mano. Non voglio far polemica, mi assumo le mie responsabilità».

Qualche anno dopo la Banca della Maremma, che vanta crediti sull’ex proprietario, avvia una battaglia legale dalla quale il cinema esce fuori pignorato. Demi, nel frattempo, non riesce a chiudere un preaccordo con la Curia per fare dell’ex cinema la sede unica del museo diocesano («È stato il momento in cui siamo stati più vicini a vendere», dice l’imprenditore). Pezzo per pezzo, l’ex cinema viene messo all’asta: prima gli appartamenti all’ultimo piano e un locale commerciale al piano terra. Poi tutto l’edificio (creditore in questo caso è il Monte dei Paschi di Siena). Ma sulle aste non c’è interesse.

Non aiuta il vincolo della Soprintendenza, che vieta di cambiarne la destinazione d’uso. «L’ex cinema Marraccini – prosegue Demi – è l’immobile privato più grande presente nel centro di Grosseto e, credetemi, fino a oggi non ci ho ricavato neppure il corrispettivo di un caffè».

Negli ultimi anni le condizioni strutturali del Marraccini sono peggiorate. Nel 2010 è crollato un pezzo di cornicione, nel 2013 un altro. Nel 2014 altra ordinanza di messa in sicurezza.

Nessun acquirente si è fatto avanti nonostante l’immobile sia andato all’asta diverse volte.

Il 21 gennaio, infine, un’istanza di ammissione al concordato preventivo “in bianco” (cioè con i contenuti da definire in un secondo momento) presentata dalla società Autodemi, società che ha la proprietà del fabbricato, ha bloccato la vendita all’asta. —



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