Camera iperbarica boom di prestazioni, seimila all’anno con 4 turni al giorno
Il dottor Tanasi: «Oggi terapie anche per la fibromialgia. Ci sono pazienti che arrivano dal Lazio e dall’Umbria»
Fino a qualche anno fa in Maremma la camera iperbarica si associava prevalentemente alle embolie dei sub e alle intossicazioni da monossido. I pazienti - fino a 50 in un anno - arrivavano dal mare (soprattutto in primavera-estate) o dall’entroterra (in pieno inverno). Oggi queste tipologie di intervento sono residuali e l’ossigenoterapia ha un utilizzo sconfinato. L’ossigeno, puro al cento per cento, a pressione superiore a quella atmosferica, viene consigliato come cura per molteplici patologie. All’ospedale Misericordia di Grosseto, dove la camera iperbarica esiste dal 1995, il responsabile è da anni il dottor Paolo Tanasi.
«Sì, la medicina iperbarica - sono parole di Tanasi - è nata come branca della medicina subacquea e nel tempo si è molto allargata, portando risultati significativi, oltre che per la decompressione tipica dei subacquei o l’intossicazione da monossido di carbonio, per problemi ortopedici, per gravi infezioni, ipoacusia improvvisa, osteomieliti e oggi anche per la fibromialgia. Situazioni solo apparentemente senza punto di contatto, perché alla base della terapia c’è sempre il trasporto dell’ossigeno a cellule danneggiate, per aiutarle a riprendersi».
Il fatto che in Toscana ci siano soltanto tre iperbariche pubbliche – Grosseto, Firenze e Pisa – ha portato molto lavoro anche in Maremma. Negli ultimi 4/5 anni si registra una progressiva crescita di richieste di terapia, al punto che al piano seminterrato del Misericordia i turni sono passati da tre a quattro, per un totale di oltre seimila prestazioni nel 2018.
«Da noi i tempi di attesa sono brevissimi. Le urgenze, ovviamente, entrano subito - aggiunge Tanasi - Gli altri aspettano al massimo una settimana, dieci giorni. Abbiamo quattro turni a disposizione di otto posti ciascuno (che possono diventare nove). Il bacino di utenza è molto ampio, con pazienti che arrivano dall’alto Lazio, dall’Umbria, da Siena, perfino dalla provincia di Arezzo».
«Ci sono regole standard per ogni patologia – prosegue Tanasi – che, a seconda dei casi, possono essere lievemente corrette. Di solito si parte con un ciclo di venti sedute consecutive. Nella terapia iperbarica l’ossigeno non è legato all’emoglobina, per cui, oltre ad arrivare in quantità maggiore, perché lo si eroga ad alta pressione, arriva “libero” nel sangue, pronto da utilizzare da parte delle cellule. Da qui l’efficacia per certe patologie».
Anche a Grosseto sempre più spesso si legge di offerte di trattamenti con l’ossigeno, estetici e terapeutici. Tanasi mette in guardia sulla moda dell’ossigenoterapia per tutti. «Sì, è vero. Ci sono anche qua ormai parrucchieri ed estetisti che propongono questa novità. Premesso che non si registrano effetti collaterali, aggiungo che la rivitalizzazione della pelle con certi strumenti è un atto di fede, al pari della ricrescita dei capelli. Capisco che siano trattamenti estetici desiderati, ma non c’è rilevanza scientifica. Ovviamente esistono diverse tipologie in base alle varie necessità. C’è chi promette di detossificare la pelle, chi abbina l’ossigenoterapia con l'aerografo ad altri trattamenti estetici. Infine – e qui invece si sfiora la bestemmia – c’è chi vende l’ossigenoterapia iperbarica, attraverso l'utilizzo di un macchinario che combinerebbe ossigeno pressurizzato iperbolico con acido ialuronico, da inalare con una maschera. Ecco, in questo caso parlare di iperbarica è scorretto e truffaldino. Così come non si può spacciare per camera iperbarica le monoposto che si trovano in alcune strutture private. I benefici sono da verificare, non si è certi della sicurezza e i costi sono notevoli». —
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