Pantani da record: dal mondiale alla guida delle pugili toscane
La campionessa iridata nominata coordinatrice della Fpi, è la prima donna a guidare la rappresentativa femminile
GROSSETO. Il potere è donna. Almeno sul ring, dove Emanuela Pantani ha combattuto, sofferto, gioito e vinto. Lo era quando la campionessa grossetana ha alzato al cielo la cintura del Wba nel 2009: è stata la prima, in Italia, a vincere il titolo iridato e ora è la prima donna ad essere stata nominata responsabile del settore femminile toscano del comitato regionale della Federazione pugilistica italiana. Ruolo che fino a qualche settimana fa era ricoperto da Marco Carnasciali.
Un altro punto messo a segno dalla pugile grossetana che non ha mai appeso i guantoni al chiodo, sia che si tratti di allenare i suoi ragazzi e le sue ragazze, sia che si tratti di coordinare una squadra come quella delle pugili toscane che si sono spesso fatte valere a livello nazionale e anche fuori dai confini della nazione.
È una favola bella quella che oggi Emanuela Pantani può raccontare: una favola fatta di sacrifici, lividi e sudore, soddisfazioni e vittorie. Pantani ha cominciato a praticare sport da combattimento 24 anni fa, prima con la kickboxe, poi con il savate. E anche utilizzando le gambe per assestare colpi, la pugile grossetana è salita su podi altisonanti, come quello europeo. «La scelta del pugilato è arrivata dopo - racconta - E sono arrivate altre soddisfazioni, culminate ovviamente con il mondiale del 2009». Da allora gli anni sono passati e di quel match contro l’argentina Bettina Garino combattuto fino alla conquista del titolo, Emanuela Pantani ha continuato a occuparsi di pugilato e di pugili, con l’impegno costante alla palestra Fight Gym di Raffaele D’Amico, dove insegna, e con il ruolo di tecnico della squadra femminile toscana, ruolo ricoperto fino a quando è arrivata la chiamata per diventare coordinatore. Una soddisfazione che si va ad aggiungere a quelle raccolte sul ring. «Finalmente il pugilato femminile ha conquistato un suo spazio ben definito - spiega - e questo grazie alle ragazze che si sono dedicato a questo sport, considerato da sempre prerogativa dei soli uomini. Ora anche i tecnici hanno cominciato a considerare le donne che combattono solo come pugili, senza soffermarsi sul genere. L’Italia è partita con anni di ritardo in questa disciplina ed è stato faticoso recuperare nel panorama mondiale. Ma piano piano ci siamo riuscite».
Pantani di sicuro: ora la sua esperienza è a disposizione delle pugili toscane.
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