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cronaca

Decine di curiosi nella Valle che non c’è

Grande successo del Festival d’Inverno lungo il corso del Farma. E così i promotori mettono in cantiere nuovi progetti


28 dicembre 2016 di Giovanna Mezzana


GROSSETO. Il primo Festival d’Inverno si è chiuso e due cose sono certe. Primo, la Valle che non c’è, uno dei luoghi più bui del Belpaese, si è rivelata a decine di maremmani e di visitatori. Secondo, il modello del m(’)appare – che significa guardarsi intorno con uno sguardo non convenzionale – verrà esportato anche fuori dai confini della valle del Farma.

Torniella, Piloni, Scalvaia: è qui, lungo una manciata di chilometri, in questi borghi di cacciatori, che dal 17 al 19 dicembre si è svolta una tre-giorni organizzata dall’associazione Attivarti.org. È stato un “prologo”: dieci anni di attività di un gruppo di lavoro attivo dal 2006, confluito in Attivarti.org, l’associazione per m(’)appare, nata nel 2011 a Torniella e il cui ideatore e fondatore è Andrea Giacomelli, ingegnere ambientale.

Tutto è partito il 17 dicembre dai locali-sede della Banda di Torniella. Uno dei momenti-clou è stato il concerto degli Etruschi From Lakota e la chiusa, a Grosseto, alla sede dell’associazione “Riflessi”, presieduta dal fotografo Federico Giussani, con “Quarant’anni fotografando ambiente e territorio”, ovvero m(’)appare secondo lo storyteller fotografo e videomaker Maurizio Bacci.

Ed ecco uno stralcio del resoconto-narrativo che Giacomelli pubblica sul sito dell’associazione e che rende l’idea del clima straordinariamente creativo che ha animato il Festival d’Inverno. «Simone Sandrucci (lead guitar degli Etruschi), attorno alle 12.30 di domenica 18, è stato invitato a suonare una Eko X27 dei primi Anni ’60 al bar della Combriccola. Ha intonato That’s Alright, ed è stato raggiunto alla seconda strofa da Wolfgang Scheibe (noto microstampatore di Tatti, autore del logo del festival) al basso monocorda».

È solo un esempio. Ed ora? Innanzitutto il 2017 sarà un anno in cui cadranno molti decennali importanti per Attivarti.org: ad esempio, quello della a Palla a 21 (o palla eh!), antico gioco praticato nei borghi collinari tra il Basso Senese e l’Alta Maremma grossetana, che l’associazione esportò persino negli Usa. E poi? «Prendete un compasso – dice Giacomelli – e da Torniella disegnate una circonferenza che si estenda per 50-70 km (ovviamente in scala, ndr), a sud del paese. Ecco, faremo un evento al mese che ricadrà in quest’area. Ed uno “fòri” da essa». Insomma, il modello del m(’)appare, delle mappe di comunità messe a punto con i toponimi custoditi nella memoria e nelle tradizioni dalla gente de Noantri saranno fatte anche fuori dalla Val di Farma. Anche perché l’associazione avrà anche sede nella Valle che non c’è, ma ha aficionados in mezzo mondo. Non resta che seguirla: e chi si fosse perso il festival, può intanto andare a Scalvaia il 30 dicembre (circolo Arci, ore 21.30).

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