Il Tirreno

Grosseto

MAREMMA IN LUTTO

Addio al barone fotografo, muore a 107 anni Felice Andreis

Elisabetta Giorgi
Addio al barone fotografo, muore a 107 anni Felice Andreis

Laureato in chimica, spirito colto e grande viaggiatore, ha raccontato il mondo in 15.000 scatti. Era l'elettore più anziano d'Italia. Venti giorni fa se n'era andata sua moglie Pupa, a 101 anni  

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GIUNCARICO. E' morto a 107 anni Felice Andreis, il barone/fotografo che per quasi un secolo ha immortalato il mondo e la natura nei suoi straordinari scatti. Originario del Piemonte, Andreis viveva in Maremma da circa 80 anni con la moglie di 101 anni in una splendida tenuta in località Poggio Cavallini vicino a Giuncarico, nel comune di Gavorrano.

Circa venti giorni fa è morta Pupa Barabesi, la donna da lui sposata nel 1929 e con cui Felice ha condiviso una vita intera: origini nobiliari anche lei, di famiglia senese, Pupa (Angelica) se n'è andata a febbraio scorso a 101 anni. Per una vita intera Felice e Pupa sono stati insieme. Un'esistenza fatta di viaggi e letture, grande cultura, estrema sobrietà, eccezionale eleganza e raffinatezza di modi, umiltà e una totale condivisione di passioni intellettuali. Valori che li hanno accompagnati fino alla morte. Felice e Pupa sono stati insieme nella loro casa fino all'ultimo facendosi sempre compagnia a vicenda, con calore e un'estrema lucidità intellettuale, leggendo libri e conversando nel proprio salotto. Poco tempo fa avevano festeggiato i loro 75 anni insieme. Morta lei, Felice l'ha raggiunta pochissimo dopo. 

La morte è sopraggiunta per lui la notte tra venerdì 6 marzo e sabato 7 marzo. Il prossimo 21 giugno avrebbe compiuto 108 anni. Solo pochi anni fa gli era stata tolta la patente, cosa di cui lui - amante della libertà, spirito autonomo e lucido fino all'ultimo - aveva sempre sofferto. Fino all'anno scorso - elettore più anziano d'Italia - aveva votato nel seggio di Giuncarico, dove era andato con il proprio bastone, accolto da un applauso.

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Felice Andreis ha scattato foto fin da 9 anni. Il suo archivio, con le sue grandi stampe vintage, rappresenta un importante spaccato della fotografia artistica internazionale degli anni '30 secondo stili che spaziano dalle visioni moderniste che risentono della Bauhaus, a uno stile più pittorico e autoriale nelle fotografie destinate ai concorsi americani. Sono migliaia di scatti, di cui gli originali sono ancora nella tenuta di Poggio Cavallino, e le riproduzioni nello studio di Carlo Bonazza, fotografo maremmano, suo amico e "compagno morale" di una vita intera.  Il suo archivio conta 15.000 foto, 4.000 diapositive, ed è un incredibile spaccato di esistenza che ha ricostruito, in un puzzle, il mosaico di un’esistenza incredibile.

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La vita. Di antica famiglia nobile, chimico, Andreis era nato a Torino il 21 giugno 1907. Agli inizi della Prima guerra mondiale si era trasferito dal Piemonte a San Remo dove ha frequentato le scuole fino alla terza ginnasio. Passata la guerra, ritornato a Torino, aveva terminato il liceo e si era iscritto alla facoltà di Chimica, laureandosi nel 1929.

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"Il barone Felice Andreis, fotografo dilettante, come altri aristocratici dell'epoca ha lo spirito dell'esploratore e la passione per i viaggi - così riporta il sito www.feliceandreis.com - Nel 1933 si trasferisce nella Maremma Toscana delle paludi da bonificare dove rimane per quasi quindici anni, curando le tenute di San Donato e Doganella. Nel '47 si sposta in Sud Africa in una vasta tenuta coltivata ad olivi e nel ‘75 è tornato in Maremma per vivere con sua moglie, la senese Pupa Barabesi, sposata nel 1939. A nove anni scatta già le prime fotografie con una West Pocket che gli era stata regalata e stampa i negativi a contatto alla luce del sole. Da allora ha sempre fotografato, passando ad una Voigtlander 6x9 e poi con la nuova e veloce Leica che usava pellicola 35 mm da cinema. Tramite la fotografia Andreis ha prodotto una lunga e serena cronaca personale che non si è mai interrotta documentando, con spirito da vero fotoamatore, la Maremma dove ha vissuto e lavorato, la montagna che ha amato, le sue giornate, i suoi viaggi, gli amici, ma soprattutto la terra che ha abitato, lo spazio, le paludi e le pianure".

Per tutta la vita Andreis ha partecipato a varie mostre, incluse quelle dei Camera Club americani negli anni '30, e ha realizzato un importante filmato sulle bonifiche maremmane.

Nel 1994, in occasione della della mostra antologica "Tra boschi e bovi. Felice Andreis fotografo" curata dagli architetti Daniele Cariani e Gianni Cacciarini, sono stati presentati suoi spezzoni di film e foto. La mostra ha suscitato molto interesse nei confronti dell’autore. Negli ultimi anni alle sue opere è stata riconosciuta grande valenza storica ed artistica, anche grazie alla monografia “Felice Andreis. Le Fotografie della Maremma dal 1930 al 1939”, presentata da Piero Citati e curata dal fotografo Carlo Bonazza.

Nel 2012 sempre Carlo Bonazza ha curato la realizzazione di un’altra monografia dell’autore: "L’uomo che guarda" nella quale vengono proposte foto scattate dal 1926 al 1952. Un importante spaccato di fotografia che ritrae splendidi paesaggi e cristallizza un mondo perduto, che continua a vivere negli scatti. 

Risalgono a un anno fa le sue due ultime straordinarie mostre, cui lui ha presenziato a 107 anni suonati. Una all'hotel Bastiani a Grosseto e l'altra al Castello di Capalbio.

 

 

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