Montieri celebra San Jacopo Murato
Il beato nacque nel paese 800 anni fa. Da eremita trascorse 46 anni nella sua cella dell’antico tempio di San giacomo Apostolo
Montieri ricorda quest’anno l’8º centenario della nascita e del battesimo del beato Giacomo Papocchi da Montieri, detto “il murato”, nato a Montieri nel 1213. Manifestazioni religiose e culturali si susseguiranno fino al 27 luglio, quando l’urna col sacro corpo tornerà nella chiesa parrocchiale. Domenica 28, messa presieduta dal cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro e vicario del papa.
Le celebrazioni iniziano oggi alle 17 con la traslazione dell’urna con i resti mortali del santo dalla chiesa parrocchiale al tempio di S. Giacomo dove si trova la cella dove il patrono visse in eremitaggio per 46 anni. Domani alle 11, messa. Negli stessi giorni Montieri ospita la sagra del Prugnolo con la degustazione del fungo.
LA STORIA DEL SANTO
Giacomo Papocchi, “onorificentia populi nostri”, come definito in antiche iscrizioni, nacque a Montieri nel 1213. In età giovanile prestò la sua opera nelle argentiere locali proprietà dei vescovi di Volterra. Fu accusato di furto di argento lavorato nelle locali fonderie; secondo la giustizia dell’epoca, allora gestita dai senesi, subentrati al vescovo nella amministrazione civile locale, argentiere comprese, fu condannato alla mutilazione della mano destra e del piede sinistro. Il tragico evento fu per Lui occasione per riscoprire la fede, lasciata un po’ da parte in epoca giovanile. Ottenne debita autorizzazione a farsi “immurare”, cioè a vivere in rigorosa clausura in una piccola cella adiacente all’antico tempio vescovile di San Giacomo Apostolo, sotto la guida spirituale dei monaci dell’abbazia di San Galgano. Sottoposto a prove diaboliche, raggiunse tuttavia vette di alto misticismo; visioni e segni prodigiosi costellarono la sua vita e miracoli in epoche successive, tanto che nella popolazione locale il suo culto è ancora vivo fino ai giorni nostri.
Scrivono gli antichi suoi biografi che l’eucarestia era il centro della sua vita penitente e tanto era il suo desiderio della messa, da riuscire a vedere il sacerdote celebrante la messa all’altare dell’attigua chiesa attraverso una spessa parete. Narrano ancora le antiche vite che, ormai nell’imminenza della morte, non essendo potuto salire il sacerdote dal sottostante paese alla chiesa di San Giacomo per celebrare la messa, causa abbondante nevicata, Gesù stesso scese a comunicarlo.
Morì ricco di meriti, veneratissimo dal suo popolo, il 28 dicembre del 1289 e sepolto il 26 gennaio successivo, senza decomporsi il suo corpo che è oggi conservato con grande onore ed arte nella chiesa parrocchiale di Montieri (arca e urna sec. XVIII); questo viene esposto nelle due solennità a lui dedicate: 27 luglio - memoria diocesana - e 28 dicembre - anniversario del suo transito. A Montieri si trovano ancora la chiesa già vescovile di San Giacomo apostolo (sec. XII) e la cella della penitenza del beato(sec. XIII) Il culto al santo eremita, ininterrotto dalla morte, fu riconosciuto da Papa Pio VI nel 1798. Il suo nome è inserito nel proprio dei santi della diocesi di Volterra. È l’unico Santo riconosciuto tale dalla Chiesa che ha trascorso l'intero arco della sua vita in provincia di Grosseto.
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