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A Venezia si illumina la stella di Mastantuono: tripletta dell’argentino e la Viola vince in Laguna (2-4)

di Redazione Firenze

	L'esultanza di Mastantuono (foto Lapresse)
L'esultanza di Mastantuono (foto Lapresse)

A segno anche Pellegrino, mentre per i locali sono andati in gol Adams e Hainaut: viola sotto al 22’, poi lo show del baby argentino

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FIRENZE. Fabio Paratici lo dice prima che il pallone cominci a rotolare al Penzo, quando la Fiorentina ha ancora zero punti e addosso le tre sconfitte che sono costate la panchina a Fabio Grosso. Poi arriva la partita, e quasi sembra la risposta del campo alle parole del direttore sportivo. «La decisione è maturata dopo un confronto con lui (Grosso, ndr), dove ha manifestato poca fiducia nella squadra e poca convinzione nel progetto», spiega a Dazn. Tradotto: la rottura non nasce soltanto dai risultati. Nasce da ciò che il club ha letto dentro quel colloquio. «Abbiamo deciso che non valeva la pena insistere con l’allenatore perché non sarebbe stato per il bene del club».

La decisione di Paratici

Paratici si prende la responsabilità del taglio e pure quella di aver richiamato Paolo Vanoli, l’uomo che pochi mesi fa aveva tirato fuori la Fiorentina dalle sabbie mobili. «Prenderò sempre la decisione che in quel momento è la migliore per il club, non la migliore per me stesso, per non ricevere critiche o perché è più fashion». La frase è una difesa, ma anche un manifesto del nuovo corso. Grosso aveva smesso di credere abbastanza nella squadra, sostiene il diesse; la società ha scelto chi quella squadra, almeno in parte, la conosce già. «Vanoli l’anno scorso ha fatto una grande impresa. Conosce il club e i giocatori. Scorciatoie non ce ne sono».

Mastantuono-show

E infatti il primo passo arriva in Laguna. La Fiorentina torna a vincere, si scrolla di dosso lo zero in classifica e soprattutto ritrova qualcosa che nelle prime tre giornate si era visto soltanto a lampi: talento, velocità, libertà negli ultimi trenta metri. Il volto è Franco Mastantuono. L’argentino si prende palloni e responsabilità, dà qualità alla manovra, cerca la giocata che rompe l’ordine del Venezia. È il talento che Vanoli dovrà inserire in un sistema, perché proprio da giocatori così passa la possibilità di accorciare i tempi di una ricostruzione che il calendario, invece, non concede.

I prossimi incontri 

Martedì 15 settembre al Franchi arriva il Pisa, gara secca dei sedicesimi di Coppa Italia. Un derby, dunque già abbastanza per alzare la temperatura, ma anche il primo bivio della seconda gestione Vanoli. La coppa pesa nella storia viola: sei trofei, l’ultimo nel 2000-01, due finali perse nel 2014 e nel 2023. E soprattutto offre una strada verso l’Europa che la Fiorentina non può permettersi di trattare come un fastidio di metà settimana. Serviranno rotazioni, perché Vanoli ha appena rimesso mano a una rosa cambiata molto durante l’estate e deve ancora capire fino a dove possa spingersi senza togliere equilibrio. Il tecnico ha ritrovato pochi superstiti della rosa salvata e tredici volti nuovi da collocare.

Cinque giorni dopo, il 20 settembre, al Franchi arriverà il Napoli di Massimiliano Allegri. Un altro allenatore chiamato a trovare un riscatto con una squadra costruita per stare in alto. Per Vanoli il problema è doppio: fare punti e contemporaneamente costruire gerarchie, intese, automatismi. La maxi-sosta per le nazionali, dal 21 settembre al 6 ottobre, gli offrirà tempo ma gli porterà via diversi uomini; al rientro ci saranno Genoa, Como, Inter e Atalanta. Poco spazio per gli esperimenti.

Prima, però, c’è la Coppa. Paratici ha spiegato il cambio di panchina parlando di «bene del club», responsabilità e appartenenza verso proprietà e tifosi. Vanoli avrà quattro giorni per decidere chi far riposare e chi tenere dentro contro il Pisa, con il Napoli già sul fondo della settimana. Chi passa troverà proprio il Napoli già a inizio dicembre. Alle 21 di martedì il pallone tornerà al centro del Franchi. l

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