Quante sviste contro la Fiorentina: sono quattro le gare incriminate
Dal fallo di Deulofeu su Venuti a quello di Kasius su Quarta: il dossier è ricco. Il club, intanto, continua a portare avanti le proprie battaglie per un calcio più equo
Firenze La bella prestazione dell’altra sera col Milan, alla fine, acuisce ancora di più la rabbia. Si, perché gli episodi arbitrali finiti nel mirino a San Siro fanno malissimo. Il fallo di Tomori su Ikoné, per cui né Sozza né il Var hanno ritenuto di dover indicare il dischetto, e poi quelli di Rebic su Duncan e su Terracciano, a distanza di poche ore, sono diventati come coltellate. Sul campo, nelle prime quindici giornate di serie A, ci sono almeno quattro partite all’interno delle quali si sono riscontrate decisioni dubbie, quanto meno discutibili. Che possa esserci correlazione con le battaglie di cui la Fiorentina si è fatta capofila? C’è stata quella contro gli ingressi dei fondi nella Serie A, quella legata alla richiesta di una riforma attorno al mondo dei procuratori per contenere le commissioni fino ai contrasti contro la rateizzazione dei versamenti fiscali. Non c’è nessun retropensiero circa la possibile "poca simpatia" che il club del presidente Commisso possa portarsi dietro: si tratta solo di un’amarissima constatazione. Già, perché la società viola, in alcune situazioni ha pure visto prevalere - insieme ad altri club - la propria linea: è successo con l’elezione di Casini alla presidenza della Lega, con l’apertura di un ufficio della stessa a New York, fino alla cessione dei diritti tv a Dazn. Quanto successo sul campo, invece, è sotto gli occhi di tutti, basta rimettere insieme il film del campionato. Nelle quattro partite "incriminate", la Fiorentina non ha mai portato via nemmeno un punto, trovandosi ogni volta a dover suturare una ferita dolorosissima. Numeri alla mano, il gap rispetto alla classifica della passata stagione può essere letto anche così. È cominciato tutto contro l’Udinese, gara vinta dai friulani. Sì, perché il fallo di Deulofeu, che poi servirà il pallone decisivo a Beto, su Venuti, Mariani non l’ha preso in considerazione (l’istante è catturato dalla quarta fotografia) , prediligendo una direzione di gara "europea. Col Bologna, alla sesta giornata, il fischietto è Orsato: è lui a non ravvisare gli estremi per fermare il gioco in occasione del contatto tra Kasius e Martinez Quarta. Il Var, a termini di regolamento, non avrebbe potuto intervenire, ma il fallo dell’olandese era evidente senza necessità di dover rallentare l’azione. L’argentino viene letteralmente messo al tappeto, eppure nessuno dice niente. Ecco perché rabbia e amarezza, stavolta, prendono il sopravvento. Specie alla luce delle due gare contro le squadre milanesi, con l’Inter e poi col Milan. Contro i nerazzurri, l’arbitro Valeri ha prima evitato di sventolare il rosso sotto al naso di Dimarco nel momento stesso in cui, con la chiamata del Var, è stato assegnato il rigore alla Fiorentina per il fallo su Bonaventura (colpito al ginocchio, come si vede nella quarta foto) , mentre sul finale non ha ravvisato il contatto tra Dzeko e Milenkovic, in occasione dell’azione da cui è nato il 4-3. Lo stop di un turno imposto dal designatore, di fatto, vale più di mille altre spiegazioni. A San Siro, coi rossoneri, sono cambiati gli interpreti, compreso il direttore di gara, ma non la sostanza. Ecco perché fa tutto tanto male. E i cattivi pensieri, al di là degli errori commessi dalla squadra, ogni volta, ritornano sempre a galla. Ieri, intanto, Barone è stato avvistato a Coverciano, dove è presente la Nazionale. Potrebbe essere stata l’occasione per un incontro con il presidente Gravina. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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