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Firenze, tre perquisiti nell’inchiesta sugli appelli alla violenza nei cortei

di Redazione Firenze
Firenze, tre perquisiti nell’inchiesta sugli appelli alla violenza nei cortei

L’operazione coinvolge 23 città. Dieci denunciati per il blocco della tramvia del 24 ottobre. Polizia schierata in centro per possibili nuovi raduni

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FIRENZE Tre italiani maggiorenni perquisiti tra Firenze e la provincia. È il capitolo toscano dell’operazione condotta stamattina dalla Digos e dalla polizia postale in 23 città: sessanta perquisizioni in tutta Italia. Gli investigatori cercano riscontri ai messaggi apparsi nelle chat e sui social: secondo la polizia, i destinatari dei controlli avrebbero incitato a compiere violenze nelle recenti manifestazioni di piazza. Sui tre perquisiti fiorentini non sono stati diffusi altri dettagli. Gli accertamenti proseguono.

C’è poi un secondo fronte, legato al corteo del 24 ottobre. La Digos ha identificato e denunciato una decina di persone per interruzione di pubblico servizio dopo l'occupazione dei binari della tramvia in via Valfonda, vicino alla stazione di Santa Maria Novella. Il traffico dei convogli rimase bloccato per circa un'ora. Alcuni manifestanti si erano seduti sulle rotaie e si erano allontanati dopo l'intervento della polizia.

Quel sabato la protesta, nata dall'appello del Movimento 17 ottobre contro il caro vita e la mancanza di lavoro, era partita da piazza Santa Maria Novella. Poche decine di giovani all'inizio, poi un corteo cresciuto fino a raccogliere circa mille persone. Attraversò il centro, raggiunse Santo Spirito e tornò verso le strade dello shopping. Sul ponte Santa Trinita, davanti all'accesso a via Tornabuoni sbarrato dagli agenti, cominciò un lungo confronto. Volarono bottiglie e petardi, ci furono cariche della polizia. In serata una parte dei manifestanti raggiunse la stazione ferroviaria, dove trovò un altro schieramento di uomini in divisa. Da lì lo spostamento sui binari del tram.

La tensione accompagna anche questo sabato. Nelle chat del Movimento 17 ottobre erano stati annunciati possibili raduni ogni fine settimana, senza preavviso alle autorità. Poi canale Telegram e l’account Instagram hanno smesso di raccogliere la protesta con l’arresto (ora rilasciato) di Youssef Siher. 

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