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Firenze, via al restauro del Campanile di Giotto: completato il ponteggio alto 86 metri – I tempi e i dettagli dell’intervento

di Redazione Firenze

	Il ponteggio montato sul campanile di Giotto
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Il ponteggio montato sul campanile di Giotto

Ci sono voluti 4 mesi per installare il ponteggio che sarà tolto nel 2031. I lavori dovrebbero essere completati in cinque anni

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FIRENZE. È terminata la realizzazione del ponteggio per il cantiere di restauro del Campanile di Giotto: un’opera altamente ingegneristica, progettata per avere il minore impatto visivo e continuare a garantire l’esperienza ai turisti che visitano il monumento. Il ponteggio, alto 86 metri (il Campanile si sviluppa per una altezza di 89,20 metri e 109 alla croce), permetterà di restaurare il monumento per fasi, partendo dall’alto verso terra, svelando progressivamente le parti restaurate. La realizzazione del cantiere – il cui progetto è dell’Opera di Santa Maria del Fiore con Tecno System Appalti e Layher Spa – è durata poco più di quattro mesi.

Il restauro del monumento, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Prato e Pistoia, che avrà una durata stimata di 5 anni e un costo di oltre 7 milioni di euro, è interamente finanziati dall’Opera di Santa Maria del Fiore.

È la prima volta che il Campanile di Giotto è oggetto di un restauro nella sua interezza, sia all’esterno che all’interno: nel passato ci sono stati numerosi interventi, documentati a partire dal 1939, ma relativi solo a parti del monumento. L’intervento di restauro si è reso necessario e non procrastinabile per mettere in sicurezza il Campanile, caratterizzato da un forte degrado delle superfici di rivestimento esterno (marmo bianco, Verde di Prato e rosso di Cintoia), particolarmente evidente negli elementi aggettanti della terrazza sommitale e negli apparati decorativi.

Durante la realizzazione del cantiere di restauro del Campanile di Giotto, in accordo con la Lipu e con esperti del settore, l’Opera ha adottato delle misure speciali per la salvaguardia della nidificazione dei volatili e in particolare della coppia di falchi pellegrini che dalla metà degli anni 2000 si è stabilita sui monumenti del Duomo di Firenze. Poiché il ciclo riproduttivo di questa specie coincideva con l’arco temporale di costruzione del cantiere, è stato deciso di realizzare una mappatura fotografica di tutte le 149 buche pontaie del Campanile per verificare la presenza di nidi. Grazie a questo monitoraggio, è stata individuata una femmina in cova all’interno di una buca pontaia situata sulla sommità del lato ovest. L’Opera ha quindi riprogrammato il montaggio del ponteggio per non disturbare la riproduzione, consentendo il buon esito della cova con la nascita di tre pulli che, una volta cresciuti, hanno preso il volo.

Il progetto del cantiere di restauro del Campanile di Giotto si fonda su una visione multidisciplinare che integra l’ingegneria strutturale con le più avanzate tecnologie di monitoraggio e sicurezza.

«L’obiettivo è stato quello di realizzare un cantiere che non alterasse l’equilibrio statico del Campanile di Giotto e non ne nascondesse la bellezza – spiega Samuele Caciagli, responsabile Ufficio Tecnico dell’Opera e dei Lavori – utilizzando materiali e attrezzature ideati per essere integralmente recuperati e riutilizzati in cantieri futuri».

Il cuore tecnologico della struttura è costituito dal sistema di ponteggio modulare in acciaio Layher, selezionato per la sua straordinaria flessibilità e per la capacità di adattarsi alle geometrie variabili e alle sporgenze del Campanile. A differenza dei sistemi tradizionali a tubi e giunti, questa soluzione permette di creare piani di lavoro perfettamente calibrati sulle esigenze dei restauratori, offrendo la massima ergonomia e consentendo agli operatori di muoversi in libertà e sicurezza.

«L’intervento di restauro è finalizzato alla conservazione e alla salvaguardia dell’integrità del monumento, attraverso un’attenta fase preliminare di conoscenza, rilievo e diagnostica» spiega Beatrice Agostini, responsabile Ufficio Restauri dell’Opera. Le attività saranno orientate alla conferma del progetto eseguito e quindi dei fenomeni di degrado quali alterazioni cromatiche, depositi superficiali, incrostazioni e croste nere, alla verifica del quadro fessurativo e delle eventuali problematiche strutturali, nonché alla specifica definizione di metodologie operative differenziate in funzione dei materiali e delle specifiche condizioni conservative.

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