Firenze, nuovo caso di Dengue: cosa sappiamo e perché non è un focolaio
Il contagio è stato contratto all’estero. L’Iss conta 227 infezioni in Italia e tre autoctone, una in Toscana
FIRENZE Alle 7.30 gli operatori sono entrati a Coverciano per trattare cortili, giardini e aree pubbliche fra via del Clasio, via Salvi Cristiani e via Soldani. È la conseguenza del terzo caso di Dengue registrato a Firenze in circa un mese. Anche questa volta si tratta di una persona rientrata da un viaggio in un’area tropicale. Il punto è distinguere due cose: avere un caso di Dengue in città non significa che il virus stia circolando a Firenze.
La disinfestazione serve a impedire che accada. La Dengue non passa normalmente da una persona all’altra. Una zanzara del genere Aedes punge una persona infetta mentre il virus è presente nel sangue, si infetta e può trasmetterlo con una puntura successiva. In Italia il vettore che preoccupa è soprattutto Aedes albopictus, la zanzara tigre, ormai molto diffusa. Quando viene individuato un caso importato, si abbatte quindi rapidamente la popolazione di zanzare nelle zone frequentate dal paziente.
I numeri diffusi oggi dall’Istituto superiore di sanità aiutano a misurare il rischio. Dal primo gennaio al 30 agosto in Italia sono stati confermati 227 casi di Dengue. Quasi tutti sono legati a viaggi all’estero e il 57 per cento delle esposizioni indicate riguarda le Maldive. I casi classificati come autoctoni sono tre: due con esposizione in Puglia e uno in Toscana. Autoctono significa che l’infezione è stata acquisita sul territorio italiano, da una zanzara presente qui, e non durante un soggiorno in un Paese dove la Dengue circola abitualmente.
È questo il dato da seguire con maggiore attenzione. Fino al 31 luglio l’Iss contava 192 casi e risultavano tutti importati. I primi episodi locali del 2026 sono comparsi dunque in agosto, nel pieno della stagione della zanzara tigre. In Toscana il caso autoctono segnalato in questi giorni è a Piombino, dove sono scattati disinfestazioni e accertamenti epidemiologici. Quello di Firenze resta invece classificato come importato.
Che una trasmissione locale sia possibile non è una novità. Nel 2024 l’Italia ha avuto quasi 300 casi autoctoni e il più grande focolaio di Dengue mai osservato nell’Europa continentale. Uno studio coordinato dall’Iss, pubblicato a luglio, ha ricostruito quei contagi: la maggior parte avvenne entro poche centinaia di metri, quasi sempre entro 400. Per questo la risposta sanitaria parte dal quartiere, talvolta dal singolo isolato, e non da misure generalizzate sulla città.
Sul piano clinico, la maggior parte delle infezioni è asintomatica o lieve. Quando i sintomi compaiono, dopo alcuni giorni dalla puntura, i più comuni sono febbre alta, mal di testa, dolore dietro gli occhi, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito e talvolta un’eruzione cutanea. Le forme gravi sono rare, ma possono provocare sanguinamenti, shock e danni agli organi. L’Iss considera importante riferire al medico un viaggio recente in una zona dove il virus è presente: senza questa informazione, febbre e dolori possono essere confusi con molte altre infezioni.
È il senso dell’avvertimento dell’Ordine dei medici di Firenze: «Nessun allarme», ma attenzione ai sintomi. Settembre resta un mese favorevole alla presenza della zanzara tigre se le temperature rimangono alte. A Coverciano, intanto, la prevenzione ha la forma concreta di un trattamento nei cortili e nei giardini: eliminare le zanzare prima che un caso arrivato da lontano possa diventare un contagio nato qui.
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