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Il caso

Affitti brevi a Firenze, Airbnb passa al contrattacco: «Non siamo speculatori»

di Paolo Nencioni

	Turisti in centro a Firenze
Turisti in centro a Firenze

Il colosso Usa nega di essere la causa dell’overtourism. Sono 10.645 gli alloggi proposti a Firenze sulla piattaforma, pari al 30 per cento della presenze turistiche

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FIRENZE. La città di Firenze, insieme a Barcellona e New York, è uno dei fronti caldi per Airbnb, la società Usa fondata nel 2008 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk che gestisce il portale per trovare un alloggio turistico messo a disposizione da privati. Un fronte caldo perché qui si è deciso di porre un argine agli affitti brevi, una decisione contro la quale ieri Matteo Sarzana, Country manager per l’Italia e il Sud Europa di Airbnb, e Valentina Reino, alta dirigente della società, hanno riversato una valanga di numeri. L’obbiettivo della controffensiva è sfatare tre di quelli che Airbnb definisce “falsi miti”.

Il primo: Airbnb è la causa dell'emergenza abitativa. Falso, secondo la diretta interessata. «A Firenze il 12,9% degli immobili residenziali è sfitto (fonte: Nomisma) – dice il colosso Usa – Si tratta di oltre 26.000 abitazioni che non entrano sul mercato, né degli affitti brevi né di quelli a lungo termine. Gli interi appartamenti su Airbnb rappresentano appena il 5% dello stock residenziale totale. L'emergenza abitativa ha radici strutturali che precedono e trascendono la piattaforma: carenza di offerta, immobili non adeguati, insufficienza di edilizia popolare e affitti transitori per studenti.

Il secondo: ormai è tutto in mano a grandi società immobiliari. Ancora falso, secondo Airbnb. « Il 75% degli host a Firenze affitta un solo appartamento e per il 64% non si tratta dell'attività principale – dicono Sarzana e Reino – Il guadagno mediano è di circa 14.000 euro l'anno: cifre che raccontano un fenomeno di integrazione del reddito familiare, non di speculazione professionale. I grandi operatori multiproprietà esistono, ma sono una minoranza e anche la loro clientela è composta in prevalenza da fiorentini con un immobile solo.

Infine il terzo “falso mito”: Airbnb è la causa dell'overtourism. Anche su questo il colosso Usa si autoassolve: «Le notti su Airbnb rappresentano il 30% del totale delle presenze a Firenze. La pressione turistica sulla città è un fenomeno reale e complesso, ma attribuirla agli affitti brevi significa ignorare le sue cause principali: la crescita strutturale dei flussi internazionali, la concentrazione in poche aree centrali e la carenza di offerta ricettiva distribuita sul territorio. Regolare gli affitti brevi senza affrontare queste cause non risolverebbe il problema».

Airbnb sostiene che «la ricettività degli hotel a Firenze non è in grado di assorbire la domanda turistica attuale» e si spinge a dire che Barcellona e New York hanno fallito perché in Catalogna lo stop alle licenze turistiche non ha fatto calare il prezzo degli affitti e nella Grande mela il taglio degli affitti brevi non ha fatto calare il prezzo delle case.

Un po’ di cifre in ordine sparso, fornite da Airbnb. A Firenze esistono oltre 6.200 “host” attivi, cioè soggetti che affittano abitazioni sulla piattaforma. Il 75% affitta un solo appartamento e per il 64% di loro non si tratta dell’attività principale. Gli host hanno un’età media di 49 anni e un guadagno mediano di 14.000 euro per 80 notti medie affittate in un anno. E ancora: sono 10.645 gli appartamenti fiorentini messi in affitto su Airbnb, che rappresentano il 30% delle presenze turistiche in città e generano ricavi per 524 milioni di euro all’anno. Dal 2018 Airbnb ha versato 76 milioni di euro a titolo di imposta di soggiorno, 17 milioni nel solo 2025. «Firenze e' una delle città più visitate d'Europa e Airbnb contribuisce a distribuire i benefici del turismo tra migliaia di famiglie fiorentine – sostiene il Country manager Matteo Sarzana – I nostri host non sono speculatori: sono persone comuni che integrano il proprio reddito affittando casa qualche settimana l'anno. Siamo disponibili a lavorare con le istituzioni per regole chiare, efficaci e proporzionate, che tutelino i residenti senza penalizzare chi usa la piattaforma in modo responsabile».

«Non abbiamo mai sostenuto che Airbnb e, più in generale, gli affitti turistici brevi siano l’unica causa dell’emergenza abitativa a Firenze – gli risponde l’assessore al Turismo Jacopo Vicini – Abbiamo sempre detto, però, che il fenomeno produce effetti sociali ed economici rilevanti sul tessuto urbano e che, proprio per questo, sia doveroso governarlo con regole equilibrate e basate su evidenze oggettive. Con Airbnb abbiamo collaborato positivamente in questi anni su diversi temi e continueremo a farlo. Siamo sempre disponibili al confronto con tutti gli operatori, purché sia orientato all’interesse generale della città. Anzi, riteniamo che proprio insieme alle piattaforme si possa fare ancora di più per informare gli host sul contenuto del nostro regolamento e favorire il rispetto delle regole da parte di chi opera correttamente. Il nostro obiettivo non è contrapporre istituzioni e operatori, ma costruire un modello di turismo sempre più sostenibile, che tuteli il diritto all’abitare senza rinunciare all’accoglienza e alla qualità dell’offerta turistica».


 

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