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La tragica esplosione

Calenzano, serbatoi Eni vuoti: non c’è più il rischio scoppio

di Redazione Firenze

	L'esplosione del dicembre 2024
L'esplosione del dicembre 2024

Bonifica, demolizioni, poi un parco fotovoltaico comunale. Il sindaco: «Una giornata storica»

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CALENZANO. Il deposito Eni di Calenzano non è più un impianto a rischio di incidente rilevante. La società ha comunicato agli enti l’avvenuto svuotamento dei serbatoi di idrocarburi, la cessazione di ogni attività di stoccaggio nel sito di via Erbosa e il venir meno delle condizioni previste dal decreto legislativo 105 del 2015, che recepisce la direttiva Seveso.

È il passaggio più rilevante dopo l’esplosione del 9 dicembre 2024. Quel giorno, nell’area delle pensiline di carico, morirono cinque persone, ventisette rimasero ferite e l’impianto subì danni ingenti. Da allora il deposito era rimasto al centro dell’inchiesta della procura di Prato e del confronto tra Eni, Comune e Regione sul futuro dell’area.

Le operazioni

Le operazioni di svuotamento erano iniziate il 7 aprile. I prodotti petroliferi contenuti nei serbatoi sono stati trasferiti verso la raffineria di Livorno attraverso l’oleodotto Neri, usato in senso inverso e con portate ridotte rispetto al normale esercizio. La procedura si è conclusa il 24 maggio. Secondo la comunicazione inviata da Eni, tutti i serbatoi risultano vuoti e sono stati sottoposti a interventi strutturali di sigillatura definitiva.

Le modifiche, spiega il Comune, impediscono qualsiasi futura reintroduzione di carburanti nelle linee e nelle strutture esistenti. È questo l’elemento che fa venir meno l’assoggettamento del sito alla disciplina Seveso, prevista per gli stabilimenti nei quali la presenza di sostanze pericolose supera determinate soglie.

«Giornata storica»

Il sindaco Giuseppe Carovani e la giunta parlano di «giornata storica». «Dopo la tragica esplosione del 9 dicembre 2024 abbiamo insistito, in accordo con la Regione Toscana, sulla dismissione e siamo davvero felici che le nostre richieste siano state ascoltate da Eni», affermano. Con la chiusura definitiva dell’impianto si apre la fase indicata nell’accordo sottoscritto con la società: bonifica dell’area, demolizione dei serbatoi e delle pensiline, riconversione del sito.

Il progetto prevede un parco fotovoltaico da 21 megawatt di picco, destinato, nelle intenzioni dell’amministrazione, al servizio della cittadinanza e del territorio. Prima dovranno essere completate verifiche tecniche, controlli ambientali e interventi necessari alla nuova destinazione.

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