Stadio Franchi, la Fiorentina invia al Comune l’offerta per partecipare al restyling
La proposta è per i 55 milioni. Trattativa su concessione e uso degli spazi
FIRENZE. La Pec parte nella mattina e arriva dritta sul tavolo giusto. Dentro c’è una parola che a Palazzo Vecchio aspettavano da mesi: interesse. Non non è ancora un accordo, ma è il sì che la giunta Funaro attendeva, il primo atto formale che rimette la Fiorentina dentro la partita del Franchi. E stavolta nero su bianco. La manifestazione firmata dal presidente Giuseppe B. Commisso dice che la società è pronta a contribuire alla Fase 2 del restyling con 55 milioni di euro, la metà dei 110 necessari per completare l’opera. Non di più, per ora. E soprattutto non senza condizioni. Il club chiede controllo dei costi, chiarezza e certezza sui tempi, consegna del cantiere dopo il primo lotto e una definizione puntuale della futura concessione. È qui che si giocherà la vera trattativa.
Sara Funaro la legge come una svolta: «Questa è una giornata importante. La conferma della manifestazione di interesse rappresenta un segnale positivo per proseguire nel percorso». La sindaca rivendica il metodo, più che il risultato: dialogo continuo, confronto costante, un rapporto che non si è mai interrotto. «È un primo passo significativo», insiste, mentre apre la fase degli approfondimenti tecnici e giuridici.
Il segnale è politico prima ancora che finanziario. Perché fino a poche settimane fa il quadro era diverso. La Fiorentina ragionava su un investimento più ampio, fino a 85 milioni, in cambio di una concessione lunghissima, anche di ottant’anni, e di un controllo quasi totale sul secondo lotto. Un’impostazione che rifletteva la vecchia linea di Rocco Commisso: mettere soldi veri per avere in mano tempi, costi e gestione. Il “total control” che aveva accompagnato tutte le sue battaglie sullo stadio.
Adesso la posizione è più prudente. La Pec non si spinge oltre i 55 milioni. È una base, non un punto di arrivo. Un modo per entrare formalmente nel project senza scoprire tutte le carte. Perché la Fiorentina, prima di alzare la posta, vuole capire cosa Palazzo Vecchio è disposto a mettere nel pacchetto. Se la concessione includerà davvero la gestione degli spazi commerciali, delle aree hospitality, degli sky box, allora il ragionamento potrebbe cambiare. E con lui anche la cifra. Il cantiere, intanto, prova a tenere il passo. Le gradinate della nuova Fiesole iniziano a prendere forma, le travi metalliche disegnano la curva e l’uscita anticipata dalla Conference libera settimane preziose per accelerare i lavori.
Dietro la Pec c’è anche un passaggio interno al club. Dopo la morte di Rocco, il dossier Franchi è finito sul tavolo del figlio Giuseppe, meno coinvolto nelle trattative degli anni passati. È stato il direttore generale Alessandro Ferrari a ricostruire i dettagli tecnici, i margini economici, i rischi. Un lavoro paziente, fatto di incontri con gli uffici comunali e di verifiche sui numeri. La decisione di muoversi adesso non è casuale. Al Viola Park si è aspettato che la stagione prendesse una direzione più chiara, che la salvezza diventasse una certezza quasi matematica. Solo allora è arrivato il via libera.
Nel frattempo il dossier stadio torna anche al centro dell’agenda nazionale. Il ministro dello Sport Andrea Abodi ha visitato il cantiere insieme alla sindaca, inserendo il Franchi dentro il perimetro della candidatura a Euro 2032. Il messaggio è netto: gli impianti già avviati hanno un vantaggio competitivo e Firenze può giocarsela, ma serve accelerare e dare certezze. Un richiamo che pesa, perché lega il destino del project non solo alla città ma a una partita europea.
Per Palazzo Vecchio è il primo vero risultato politico del mandato Funaro. La sindaca è riuscita a riaprire un canale che negli anni di Nardella si era logorato tra scontri, incomprensioni e rotture plateali. Dalle ruspe sotto il Franchi al gelo sulle trattative, fino alla scelta del pubblico di andare avanti da solo. Oggi il clima è diverso. Più sobrio, meno esposto, ma anche più concreto. Il rapporto fra Funaro e Catherine Commisso ha aiutato a ricucire, a togliere tensione, a riportare la discussione su un piano operativo.
La partita vera comincia adesso. La manifestazione di interesse apre il percorso del project financing, ma non lo chiude. Serviranno settimane di negoziato per definire il perimetro della concessione, il peso degli investimenti, la distribuzione dei rischi. Solo allora si capirà se dai 55 milioni si potrà salire, e a quali condizioni.
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