Livorno, il fuori onda di Salvetti sul prefetto infiamma lo scontro istituzionale – Le parole a Report: «È venuto da Nuoro...»
Il primo cittadino: «Quelle frasi le avevo già dette pubblicamente. Livorno vuole un sindaco che non subisca ingerenze». La Lega chiede le dimissioni
LIVORNO. “Questo prefetto è arrivato da Nuoro, è venuto da Nuoro e l’atteggiamento è stato: ora vi faccio vedere io. .. No, te non ci fai vedere proprio nulla... Poi mi scrive una lettera in cui mi dice “intimo al sindaco...”. Lui intima al sindaco?”.
Il fuori onda di Luca Salvetti, trasmesso domenica sera da Report durante un’approfondita inchiesta sull’inquinamento dei porti italiani, ha portato sotto i riflettori nazionali l’aspra diatriba, anzi la vera e propria guerra, in corso da mesi tra il primo cittadino e il rappresentante del governo sul territorio, che quotidianamente si arricchisce di ulteriori puntate.
Ieri mattina le opposizioni di centrodestra erano scatenate. Carlo Ghiozzi e Michele Gasparri, capogruppo e segretario della Lega, hanno parlato di «bullismo e figuraccia nazionale» e hanno chiesto le dimissioni del sindaco. Mentre Chiara Tenerini, deputata di Forza Italia, ha definito sconcertanti le dichiarazioni di Salvetti (sia quelle rilasciate nell’intervista ufficiale: “se il prefetto vuol fare il sindaco, si presenta, prende i voti dei cittadini come ho fatto io e governa”, ragionamento che già aveva fatto tempo fa sul giornale; sia quelle fuori onda) , parlando di un «sindaco fuori controllo».
E mentre il prefetto Dionisi ha preferito non commentare le parole a Report e anche la punzecchiatura del sindaco sul Tirreno di ieri rispetto alla Darsena Europa (“ora Dionisi ha la maglia del centravanti, aspettiamo i suoi gol sul porto visto che siamo 5 mesi di ritardo”) , Salvetti, interpellato dal cronista, ha respinto ogni addebito: «Intanto sapevo che il giornalista stava registrando, pur essendo finita l’intervista ufficiale», racconta.
«Quelle affermazioni – aggiunge – le avevo fatte anche a microfono aperto. Poi a fine intervista il giornalista mi ha richiesto del prefetto e io gliele ho ripetute. So benissimo come funziona: fa più effetto una dichiarazione strappata. A Report è piaciuta questa storia dello scontro sindaco-prefetto e hanno deciso di presentarla così, va bene. Ma quelle dichiarazioni io le avevo fatte pubblicamente in più occasioni, anche al comitato per l’ordine e la sicurezza davanti alla questora e ai comandanti delle forze dell’ordine».
Ma lo scontro è ormai talmente profondo che si estende dal porto fino al pallone: perché l’immagine della maglia del centravanti della Darsena Europa scelta da Salvetti nell’intervista al Tirreno, era chiaramente legata alla visita del prefetto allo stadio e alla maglia di Federico Dionisi donata nei giorni scorsi all’omonimo Giancarlo, un campo, quello calcistico e amaranto, su cui la “sovrapposizione” rischia di essere altrettanto delicata, considerando la fede spassionata e storica del sindaco per il bel colore di nostra divisa... E infatti Salvetti non risparmia un altro dardo al curaro. «Va bene – commenta il sindaco – che il prefetto vada a incontrare la squadra e che Dionisi gli regali la maglia. Certo, se avesse conosciuto meglio l’ambiente, se fosse venuto a vedere le partite e avesse saputo la storia della città avrebbe evitato di dire che è simpatizzante della Lazio...».
La Lega: dimissioni
La giornata è iniziata col duro attacco della Lega: «Una pagina tristissima e inaccettabile per la nostra città – attaccano Ghiozzi e Gasparri -. Le parole proferite dal sindaco nei confronti del prefetto nel fuori onda delineano un profilo di “bullismo istituzionale” che offende non solo il rappresentante dello Stato, ma l’intera comunità livornese, trascinata in una figuraccia di portata nazionale. Salvetti ha utilizzato toni vergognosi e sprezzanti, arrivando a deridere la provenienza del prefetto. Un attacco frontale e privo di eleganza, anticipato dall’invito arrogante al prefetto di candidarsi alle elezioni se intende fare politica. È inconcepibile che un sindaco si rivolga con tale stizza a chi, per legge, esercita le proprie funzioni di controllo e coordinamento».
Ghiozzi e Gasparri entrano anche sul tema Darsena Europa e sull’intervista sul Tirreno di ieri. «Salvetti tenta maldestramente di ribaltare le responsabilità dei disagi che affliggono la città – accusano i due – . Poi attacca la nomina del prefetto a commissario per la Darsena Europa, opera strategica bloccata da anni. È fuori da ogni logica pretendere “gol” immediati su progetti ferroviari, viari e sulla seconda vasca di colmata da chi è stato nominato commissario solo di recente, scaricando su lui le inefficienze di una gestione che vedeva protagonisti altri soggetti da anni, per altro sponsorizzati a suo tempo dallo stesso Salvetti per ricoprire il ruolo di Presidente dell’Autorità di Sistema e Commissario della stessa Darsena».
Secondo la Lega «Luca Salvetti non è adeguato a ricoprire la carica di sindaco e dovrebbe dimettersi immediatamente. Chiediamo scuse ufficiali e pubbliche immediate al prefetto Dionisi e a tutta la cittadinanza livornese per il fango gettato sulle nostre istituzioni. In assenza delle scuse formali, presenteremo in consiglio comunale una mozione di sfiducia per richiedere le dimissioni del sindaco. Livorno merita rispetto e una guida capace di dialogare con lo Stato, non un “bullo” che preferisce l’offesa personale al bene comune».
FI: «Sindaco fuori controllo»
Anche Chiara Tenerini, deputata di Forza Italia, non ha risparmiato critiche: «Livorno ha un problema politico serio – afferma – . Di fronte a cittadini che denunciano fumi, inquinamento e preoccupazioni concrete, il prefetto fa il suo lavoro: ascolta, coordina, mette attorno a un tavolo istituzioni e strumenti di controllo. Insomma, prova a fare qualcosa. Il sindaco invece cosa fa? Attacca. Non chiarisce, non rassicura, non porta soluzioni. Attacca il prefetto. E non in modo politico, ma personale, con battute, allusioni e perfino riferimenti alla provenienza geografica. Qui non siamo davanti a un sindaco sotto pressione, siamo davanti a un sindaco fuori controllo. Perché dire che “se voleva governare si doveva candidare” non è una battuta, è un modo per dire “qui comando io e basta”. Ma le istituzioni non sono proprietà privata. E soprattutto, mentre lui polemizza, il tema resta lì: i fumi del porto, i controlli, le centraline, le soluzioni come l’elettrificazione delle banchine. Su questo silenzio. Il punto è tutto qui: quando c’è da affrontare un problema serio, qualcuno lavora e qualcuno fa polemica».
La difesa di Salvetti
Il sindaco replica e racconta innanzitutto i retroscena dell’intervista a Report: «Ho fatto una registrazione di 20 minuti con loro. Ho parlato delle centraline, che a Livorno si mettono perché il Comune ha voluto che si mettessero insieme alla Regione, non il prefetto. A quelli di Report ho chiesto se avevano sentito altri prefetti, mi hanno detto di sì e invece l’unico che parla nel servizio è quello di Livorno. Hanno scoperto questo scontro, e gli è piaciuto e va bene. Sapevo che stavano registrando quel fuori onda, ho solo ripetuto cose che avevo detto anche in onda».
Di fronte alla richiesta della Lega, il sindaco sorride: «Parlano loro che sono maestri di bullismo. Di cosa dovrei chiedere scusa? Di aver detto che la città ha un sindaco eletto e che porta avanti il suo ruolo respingendo i tentativi di ingerenze e sovrapposizioni inopportune di altre istituzioni? Credo che Livorno dovrebbe essere orgogliosa di questo approccio».
«Il bello – aggiunge il sindaco – è che quelle affermazioni le avevo fatte a più riprese anche in altre interviste e interventi pubblici negli ultimi mesi e le ho dette direttamente anche al prefetto in varie circostanze. Questa città su tutte le questioni ha lavorato e fatto scelte significative e virtuose anche quando il signor prefetto era a Nuoro, questo è bene che sia chiaro. Penso che Livorno voglia avere un sindaco con la forza di amministrare per un mandato che gli stessi cittadini gli hanno dato. Ad un sindaco eletto non si intima niente ma si condivide e si propone percorsi costruttivi comuni».
