L’Omino di Clet gettato nell’Arno, recuperato ma ritrovato (senza testa)
I canottieri lo ripescano, l’artista francese sui social: «Offro una mia opera a chi me la riporta»
FIRENZE. Di notte l’hanno preso di peso e gettato in Arno. Di giorno lo hanno ripescato i canottieri, senza testa. È finito così, per ora, il destino dell’Uomo comune, la sagoma sospesa sullo sperone di Ponte alle Grazie che da anni incuriosisce Firenze.
L’opera pop di Clet Abraham, installata per la prima volta nel 2014 e già altre volte danneggiata, è stata buttata nel fiume tra venerdì e sabato. A recuperarla sono stati i canottieri all’altezza del loro circolo, tra Ponte alle Grazie e Ponte Vecchio. Mancava la testa. «L’arte costruisce, il vandalismo invece distrugge», ha scritto l’artista francese su Facebook. E ancora: «Stanotte è stato compiuto un atto vandalico: l’Uomo Comune è stato buttato nell’Arno. Ma grazie ai canottieri la statua, purtroppo decapitata, è stata recuperata stamattina. Sarò grato e felice di offrire una mia opera a chi sarà così gentile di ritrovarla e riportarmela». Una promessa che è insieme appello civico e provocazione poetica: ritrovare la testa, restituire senso.
Non è la prima volta che l’omino con un piede nel vuoto viene preso di mira. Negli anni è diventato un piccolo totem urbano, amato e contestato, simbolo di quella linea sottile tra installazione e irregolarità che accende sempre il dibattito. Arte pubblica o intrusione? Espressione libera o abuso dello spazio monumentale? La Regione condanna senza distinguo.
«Un gesto grave e incivile che colpisce non solo un’opera d’arte, ma il patrimonio culturale e il senso civico della nostra comunità», afferma l’assessora alla cultura Cristina Manetti. «L’arte contemporanea rappresenta una forma di espressione libera e un elemento vitale del nostro spazio pubblico. Colpire un’opera significa colpire i valori di creatività, identità e partecipazione che essa incarna». Solidarietà all’artista anche dall’assessore Andrea Giorgio, che lo ha contattato per esprimere dispiacere. Resta l’immagine dell’Uomo comune adagiato dopo il volo nell’acqua scura del fiume, quasi come un segno, quasi come un monito.
