Il Tirreno

Firenze

Il caso

Kata, la madre della bimba scomparsa cerca indizi nei video delle telecamere: cosa potrebbe scoprire

di Matteo Leoni

	La piccola Kata e la madre con gli avvocati
La piccola Kata e la madre con gli avvocati

La donna in caserma per cinque ore, dovrà tornare ancora: ecco gli sviluppi sul mistero di Firenze

16 maggio 2024
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FIRENZE. Per oltre cinque ore Katherine Alvarez, la madre della piccola Kata, è rimasta in caserma dai carabinieri al comando provinciale di borgo Ognissanti a visionare i video ripresi dalle telecamere di sorveglianza intorno all’ex hotel Astor. Al momento l’esame dei filmati registrati il giorno della scomparsa non avrebbe dato i frutti sperati. La svolta sulle indagini per la scomparsa della figlia Kata, svanita dall’ex hotel di via Maragliano il 10 giugno scorso, non è arrivata. Ma per adesso è stata esaminata solo una parte delle registrazioni del 10 giugno scorso. Katherine Alvarez infatti presto dovrà tornare dai carabinieri per proseguire nel lavoro.
La spiegazione
«È andata come doveva andare – spiega l’avvocato Antonio Petroncini, legale della donna –, abbiamo visionato i filmati e riteniamo sia stato quantomeno utile per definire certi aspetti, in un clima di collaborazione con i carabinieri, presso i cui uffici abbiamo dovuto effettuare la visione». L’avvocato infatti aveva chiesto che alla madre di Kata fosse consegnata una copia dei filmati, in modo che lei potesse vederli con calma a casa, e tutte le volte che voleva. La procura però ha risposto di no, consentendo però che la donna potesse visionare almeno una volta le registrazioni. «Sarebbe stato molto più logico e molto più comodo se li avessimo avuti, anche perché si tratta di documenti che prima o poi ci dovranno consegnare» chiosa l’avvocato.
La criminologa
Insieme alla madre di Kata c’era anche la criminologa Stefania Sartorini: «Siamo solo all’inizio del lavoro e dovremo tornare – racconta –, abbiamo appena iniziato. Per ora posso dire che abbiamo visto veramente tante persone entrare e uscire dall’Astor, persone anche sconosciute a Katherine. Questo vuol dire che all’Astor poteva entrare davvero chiunque, la porta d’ingresso non smetteva mai di girare». Nell’ex hotel insomma accedevano tantissime persone che non vivevano all’interno, pertanto, argomenta la criminologa, chiunque potrebbe essere entrato per portare via la piccola. Katherine tornerà in caserma entro un paio di settimane.


 

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