Scandalo Keu, è allarme in tutta la Toscana: individuati altri 60 siti inquinati dai veleni delle concerie
In tribunale decine di enti chiedono di costituirsi parte civile: il punto sull'indagine giudiziaria
FIRENZE. Le ceneri altamente inquinanti prodotte dalla combustione dei fanghi di risulta delle concerie del distretto di Santa Croce sull’Arno, meglio note alle cronache come Keu, sono sparse nei terreni di tutta la Toscana. La mappa degli smaltimenti illeciti si è arricchita negli ultimi mesi: l’allarme non è limitato ai 13 siti emersi dalle indagini che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio di 24 persone tra imprenditori – alcuni dei quali ritenuti vicini alla ’ndrangheta – politici e amministratori pubblici, oltre a sei enti tra aziende e associazioni. Quell’inchiesta sarebbe solo la punta dall’iceberg. Le indagini infatti sono andate avanti. Carabinieri forestali e Arpat, coordinati dalla procura fiorentina, hanno scoperto decine di altri luoghi contaminati dal Keu. In tutto si tratterebbe di circa 60 siti sparsi lungo tutto il territorio regionale. La prima indagine insomma sarebbe stata chiusa dai pm dell’antimafia anche se si era consapevoli che la mappa delle ceneri non era ancora completa. Sarebbe stata una decisione motivata dalla necessità di bloccare il prima possibile, come poi è accaduto, il sistema di smaltimento illecito. Ma l’attività degli investigatori non si è fermata.
Secondo quanto si apprende – sul caso gli inquirenti stanno mantenendo il massimo riserbo –, nelle fase degli accertamenti sarebbe stata individuata una discarica dove è stata registrata la presenza di Keu. In questo frangente sarebbe stata aperta la seconda inchiesta. Successivamente l’attività investigativa avrebbe portato a scoprire gli altri siti contaminati. L’allarme insomma riguarda tutta la Toscana e, in prospettiva, riguarda anche i futuri costi di bonifica. Basti pensare che la Regione, solo per le prime bonifiche, in particolare della strada 429, ha stanziato fino ad ora circa 15 milioni di euro. Inoltre, sempre in base alle prime verifiche effettuate degli investigatori, non tutti i nuovi siti che sono stati individuati sarebbero suscettibili di bonifica. Come accaduto per la regionale 429 infatti, in molti dei nuovi casi scoperti il Keu sarebbe stato usato come materiale di riempimento nella costruzione di strade, e pertanto sarebbe molto complesso rimuoverlo.
Ieri, venerdì 10, intanto al Palazzo di Giustizia di Firenze si è tenuta una delle udienze preliminari scaturite dal primo filone dell’inchiesta, diretto prima dal pm Giulio Monferini e adesso dalla pm Christine Von Borries. Oltre quaranta le richieste di costituzione di parte civile che sono state avanzate da associazioni, enti e istituzioni. Per citarne alcune: la Regione Toscana, la Città metropolitana di Firenze, la Provincia di Arezzo e quella di Lucca, il Comune di Pisa, di Massarosa, di Empoli, di Crespina Lorenzana, di Pontedera, di Montaione, di Terranuova Braciollini e di Bucine. Manca all’appello il ministero dell’Ambiente, che pure era stato individuato tra le parti lese. Di contro, hanno chiesto di costituirsi parte civile anche una quindicina di realtà che non erano state segnalate come parti lese. Tra queste, varie associazioni di cittadini, l’Ente nazionale protezione animali (Enpa) e Legambiente Toscana.
Il gup deciderà se accogliere le richieste di costituzione nel corso della prossima udienza, fissata per il 7 giugno.
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