Scacchista squalificato tre mesi per aver insultato l'arbitro, il caso a Firenze: «È lui che mi ha innervosito»
Il candidato maestro toscano Manfredo Gaggiottini, nel 2023 iscritto a Firenze, punito dopo gli insulti anche a sfondo razziale a un direttore di gara originario della Romania
LIVORNO. «Durante quel torneo gli arbitri hanno commesso diversi errori. Io ho acceso il cellulare alla fine del terzo turno, subito prima della pausa pranzo, solo per informare mia moglie che a causa dei ritardi provocati dal direttore di gara non sarei potuto arrivare a casa puntuale. Il telefonino è suonato solo un attimo per un messaggio Whatsapp, dopo che gli stessi arbitri in fretta e furia ci avevano richiamato dentro per giocare il quarto turno. Quella partita l’avrei vinta, l’arbitro è stato un incompetente perché non mi ha nemmeno fatto esporre le ragioni. Mi ha innervosito, io soffro di ipertensione arteriosa (il nervosismo ne è un effetto collaterale ndr) e non gli ho assolutamente messo le mani addosso. Eravamo solo vicini, naso a naso».
A parlare è Manfredo Gaggiottini, il candidato maestro aretino – l’anno scorso iscritto all’associazione sportiva “Firenze scacchi” di via Giano Della Bella, che ha anche organizzato la manifestazione a cui fa riferimento – che nell’ottobre scorso, durante il torneo “rapid” disputato a Sansepolcro e dedicato al matematico e religioso Luca Pacioli, ha insultato, anche in modo razzista, e minacciato (secondo il giudice sportivo nazionale pure spintonato) un arbitro umbro di origine rumena che gli aveva dato partita persa dopo il suono del cellulare, come previsto dal regolamento federale. Per questo Gaggiottini, al primo richiamo ufficiale della sua carriera, lo scorso novembre è stato squalificato per tre mesi, che sta ultimando di scontare (manca qualche settimana). «Testa di ca..., vaff…, dalla Romania vengono gli arbitri e le tr...», queste le parole che avrebbe pronunciato, con il giudice che lo ha punito per aver «insultato l’arbitro principale con espressioni pesantemente volgari e offensive, addirittura spintonandolo».
«Gioco da quando avevo quattro anni a Firenze e in tutta Italia – spiega il sessantacinquenne, che vive ad Anghiari, nell’Aretino – e annovero tantissimi amici nonostante siano oltre 20 anni che non faccio più tornei di scacchi per problemi di salute. Ho vinto nel 1989 la semifinale magistrale del campionato italiano e mi sono guadagnato l’accesso agli assoluti. Ho giocato per oltre un ventennio i vari trofei a squadre col Perugia e, nel mondo, sono conosciuto come compositore di studi e problemi, tanto da figurare nell’unica enciclopedia. Da molti anni non gioco, quindi non conosco il regolamento attuale, non sapevo quindi che nei tornei veloci, come quello giocato a Sansepolcro, dovessi tenere il cellulare spento pure in quel momento. Io non contesto la decisione in sé, ma la modalità con cui è stata eseguita».
Il candidato maestro si sofferma poi su quanto avvenuto in sala, dopo quelli che lui reputa «degli errori arbitrali». «Il direttore di gara ci ha richiamato dentro la sala di gioco e siamo rientrati in fretta e furia – le sue parole – mi sono messo a giocare e stavo vincendo: avrei avuto tre punti su quattro, con buone speranze di arrivare primo, perché mancavano ancora cinque turni. Mi è arrivato un messaggio su Whatsapp, vi immaginate quale suono molesto poteva essere? Per correttezza mi sono girato di 90 gradi sulla sedia, togliendo il cellulare dal borsello e spegnendolo. Dopo pochi secondi l’arbitro, senza neanche volermi parlare, ha tolto i pezzi e messo a posto la scacchiera. Giustissimo da regolamento, così dice, ma io ho 65 anni, non sono un ragazzino qualunque, ma dico mi vuoi parlare, possiamo discuterne un attimo? No, non è stato possibile. Motivo per il quale ho cominciato a inveire e confermo tutto ciò che ho detto ed è riportato nel verbale, tranne l’aver buttato i pezzi a terra e l’averlo spintonato. C’erano i testimoni, hanno visto tutto. Al termine della partita me ne sono andato scusandomi e salutando gli altri partecipanti».
Secondo Gaggiottini, insomma, la responsabilità di quanto accaduto è «principalmente degli arbitri». In ogni caso, secondo il regolamento, il cellulare acceso non lo poteva tenere. E la partita persa è stata una decisione obbligata per il direttore di gara. «Ma è tanti anni che non giocavo, potevamo parlarne. Ripeto: non contesto la decisione, ma le modalità. E non sono un razzista. Il torneo non era assolutamente importante e un tempo, i direttori di gara, erano molto più discreti e comprensivi. Tornare a giocare dopo la fine della squalifica? Sono molto deluso, non penso proprio...».
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