Il Tirreno

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Il provvedimento

Firenze, insulta e spintona il giudice di gara: maxi-squalifica per uno scacchista

di Stefano Taglione
Firenze, insulta e spintona il giudice di gara: maxi-squalifica per uno scacchista

Offese razziali e minacce all’arbitro durante un torneo intitolato al religioso Pacioli. Per tre mesi il candidato maestro di 65 anni non potrà partecipare a gare ufficiali

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FIRENZE. «Testa di ca..., vaff…, dalla Romania vengono gli arbitri e le tr...». Ha insultato (anche in modo razzista), minacciato e spintonato l’arbitro di un torneo di scacchi che si è svolto nei mesi scorsi a Sansepolcro, in provincia di Arezzo. Per questo motivo un candidato maestro sessantacinquenne iscritto per l’associazione sportiva dilettantistica “Firenze scacchi” (che ha anche organizzato la manifestazione), ma originario dell’aretino, è stato squalificato per tre mesi, periodo durante il quale non potrà prendere parte a nessuna gara nel mondo delle 64 caselle. L’episodio è avvenuto durante il torneo “rapid” intitolato al religioso e matematico Luca Pacioli, che si è svolto lo scorso ottobre. La decisione del giudice sportivo nazionale della Federazione scacchistica italiana, tuttavia, è arrivata qualche settimana dopo, a fine novembre, e la squalifica è tuttora in vigore. A essere insultato è stato il direttore di gara, un cittadino di origine rumena che abita in Umbria. «Durante il quarto turno di gioco su un cellulare è arrivato un avviso di messaggio ben udibile in sala – scrive l’arbitro nella sua segnalazione al giudice –. Il telefono apparteneva al giocatore in questione, che giocava in quarta scacchiera con il bianco. Mi sono avvicinato mentre il giocatore, nel frattempo, provava a spegnerlo (il telefono era rimasto acceso dentro la borsa, accanto alla sedia). Quando ho comunicato allo stesso la decisione di dargli la partita persa è andato in escandescenze, gettando i pezzi, minacciando gli arbitri e urlando. Mentre usava espressioni come “testa di ca..., protagonista, vaff…’’ si è avvicinato, corpo a corpo, spingendomi e minacciandomi. Alla mia richiesta di mantenere le distanze e di non toccarmi, altrimenti avrei chiamato i carabinieri, si è allontanato gridando: “Come in tutti gli sport, i falliti fanno gli arbitri”. Per tutti questi atteggiamenti irriguardosi verso gli arbitri, e le ripetute offese, ho preso la decisione di sospenderlo dal torneo, provvedimento avallato anche dal secondo arbitro, mio collaboratore».

Ma non è finita qui. Perché il giocatore, alla ripresa pomeridiana, è tornato nella sede del torneo. «È riapparso in sala, accompagnato da una donna che si è presentata come la figlia (che peraltro si è rivolta a noi con garbo e modi gentili) – scrive ancora il direttore di gara nel referto utilizzato poi come base per la pesante squalifica – la quale voleva capire cosa fosse successo. Le ho spiegato come erano andate le cose e la decisione di sospenderlo dal torneo. Ho fatto presente che, se il signore voleva fare una relazione, l’avrei allegata al verbale. Durante questi momenti l’uomo si è appartato per parlare con il mio collaboratore, in quanto si era rifiutato di parlare con me. Al collaboratore ha spiegato nuovamente tutto quello che era successo, facendo presente che lo stesso era tanti anni che non giocava, che aveva vinto vari tornei. L’arbitro in seconda ha spiegato che, come da comunicazione prima dell’inizio del primo turno, i cellulari per regolamento dovevano essere spenti e qualsiasi suono avrebbe causato la perdita della partita. Allorché il giocatore si è avvicinato anche a me e ha chiesto i nomi degli arbitri. Glieli abbiamo detti e abbiamo fatto anche presente che erano scritti sul cartellino che portavamo al collo. Leggendo il mio nome, il giocatore si è allontanato, sempre imprecando, e chiudendo con “Dalla Romania vengono gli arbitri e le tr...».




 

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