Il Tirreno

Firenze

Il lutto

L’ultimo abbraccio a Erica Galli, morta a 26 anni. A Villa Vogel il saluto degli amici

di Chiara Vignolini

	Erica Galli
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Erica Galli

Scandicci, il fratello Niccolò: «Eravamo una bella famiglia, mi basta questo ricordo»

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SCANDICCI. Il chiostro di Villa Vogel all’Isolotto è gremito, sono moltissimi i ragazzi e le ragazze che ascoltano in silenzio i versi della canzone "Father & Son" di Cat Stevens. Si apre su queste note il ricordo laico di Erica Galli, la ventiseienne di Scandicci morta dopo un malore improvviso e un ricovero d’urgenza prima all’ospedale di Torregalli, dove il quadro era già molto critico, e poi a Careggi dove si è spenta giovedì 7 dicembre scorso. Appena un mese fa, la giovane aveva perso il padre Enrico che è stato più volte ricordato anche in questa tragica occasione. Le compagne di squadra di pallavolo, le amiche di sempre, i colleghi del lavoro che aveva appena iniziato, e tutti i presenti si stringono attorno ad una famiglia distrutta dal dolore. La madre Tiziana e il fratello Niccolò a stento riescono a dire qualche parola in ricordo della figlia e della sorella scomparsa. «Eravamo proprio una bella famiglia. Onestamente non sono stato in grado, questa volta, di prepararmi un discorso. Mi basta questo ricordo di noi, felici» dice il fratello Niccolò con voce rotta. Erica era uno spirito libero, sportiva fin da giovane età era appassionata di trekking e di pallavolo che praticava da quando era piccola. Tra le sue più grandi passioni, però, c’erano i viaggi. Dopo due Erasmus, fatti durante il periodo universitario, capitava spesso che durante l’anno partisse con lo zaino in spalla verso nuove avventure. Non si fermava davanti a niente. La descrivono così le sue compagne della squadra di pallavolo, per lei quasi come sorelle, con cui condivideva l’amore per lo sport fin da piccola. Da soli sei mesi, poi, lavorava da Gucci. Aveva trovato questo impiego appena un mese dopo essersi laureata, con il massimo dei voti, alla facoltà di Ingegneria gestionale dell’ateneo fiorentino. Tra i presenti molta commozione, c’è chi non riesce a trattenere le lacrime, chi rimane in silenzio e chi le scrive una dedica sul quaderno aperto all’ingresso: «Riposa in pace, piccola».

Piano piano, intervallati dalla madre Tiziana visibilmente scossa, molte persone hanno preso parola per ricordare la ragazza. Le amiche d’infanzia ne evidenziano il carattere altruista dicendo che «era la prima a festeggiare i successi altrui e poi i suoi». Sì, perché Erica da anni faceva volontariato all’Humanitas di Scandicci, era sempre pronta ad aiutare e a mettersi a disposizione di chi ne aveva più bisogno. I colleghi del lavoro ricordano le pause pranzo passate in compagnia e le partite a biliardino: «Anche se la conoscevamo da poco, noi dell’ufficio eravamo una bella squadra».

E ancora sono state raccontate le vacanze, l’ultima appena cinque mesi fa in Corsica la scorsa estate con tre amiche: «Ordineremo sempre quattro spritz perché saremo per sempre in quattro. Non ci rassegniamo». Dalle parole dei parenti, degli amici, dei colleghi e delle compagne di squadra emerge una caratteristica comune: il carattere combattivo. Era sempre pronta a lottare per ottenere ciò che desiderava. Ed Erica lo ha fatto fino alla fine. Da quando si è sentita male è rimasta per dieci giorni a lottare tra il sottile filo che divide la vita dalla morte. Fuori una giornata assolata che non riesce a sciogliere il dolore dei presenti mentre danno l’ultimo saluto ad Erica Galli sulle note della canzone di Irama "Ovunque Sarai".

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