Firenze, piccioni maltrattati per girare il film: sotto accusa il regista Michael Bay
Volatili lanciati contro un’auto durante le riprese di “Six Underground”
FIRENZE. Guai giudiziari per il regista americano Michael Bay, accusato di aver maltrattato dei piccioni mentre girava a Firenze il suo film “Six Underground”. I volatili, questa l’accusa, sono stati lanciati brutalmente contro un’auto in corsa. Ieri si è tenuta un’udienza del processo. La posizione del regista è stata stralciata per un difetto di notifica (la mancata traduzione in inglese di uno degli atti), e adesso la procura dovrà fargli pervenire nuovamente un avviso di conclusione indagini. Bay, difeso dagli avvocati Fabrizio Siggia e Filomena Cusano, per ora esce dal procedimento e passa da imputato a semplice indagato, ma si tratta di un aspetto praticamente solo formale, in attesa che la pm Christine Von Borries, titolare delle indagini, emetta un nuovo decreto di citazione diretta a giudizio. Il processo prosegue invece per il titolare e per un dipendente della società di Roma che aveva fornito i piccioni, e per un colombofilo, proprietario degli animali. Il reato contestato, sia al regista di Transformers che alle altre persone coinvolte, tutte italiane, è quello di maltrattamento di animali in concorso.
I fatti risalgono al 22 agosto del 2018. La scena incriminata del film girato per Netflix è stata realizzata in pieno centro, in corso Tintori all’altezza del civico numero 2. Sono stati usati circa 40 piccioni dei 170 forniti. Il titolare e il dipendente della società romana, sostiene l’accusa, hanno afferrato con le mani alcuni dei piccioni e li hanno scagliati con violenza, dall’alto verso il basso, contro un’auto sportiva – un’ Alfa Romeo verde – che passava a tutta velocità, facendoli sbattere contro i l parabrezza e contro il paraurti della vettura. Con l’aggravante che la scena è stata ripetuta per sei o sette volte. Lo scopo era di girare una scena in cui il conducente perde la visibilità a causa degli animali.
Agendo in questo modo, si legge nelle carte, il regista americano e i suoi collaboratori, «sottoponevano per crudeltà e senza necessità circa quaranta piccioni a sevizie e comportamenti, fatiche e lavoro insopportabili per le loro caratteristiche etologiche», dato che gli stessi venivano scagliati dall’alto verso il basso circa sei sette volte contro l’autovettura nel momento in cui passava davanti a loro a forte velocità».
Gli animali venivano lanciati quando la vettura passava su due pedane il legno, effettuando un salto. In questo modo, si legge ancora nelle carte, gli animali «subivano un fortissimo urto contro il proprio corpo, ruotavano su se stessi, perdevano numerose penne». I presenti inoltre non si sono preoccupati «di fare intervenire un veterinario su set, pur avendo la responsabilità della salute dei volatili», violando in questo modo anche quanto previsto dal contratto tra la società di Roma fornitrice degli animali e la Eagle Pictures. tra i testimoni citati al processo, anche un’ispettrice della polizia municipale.
Le indagini sarebbero partite dall’esposto presentato da un fotoreporter. Il professionista, che stava assistendo alle riprese, ha filmato le violenze sui volatili e ha deciso di denunciarle in procura. Il filmato è stato acquisito dall’autorità giudiziaria ed è finito agli atti delle indagini. Il reato di maltrattamento di animali è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.
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