Il Tirreno

Firenze

Cumuli di rifiuti, spaccio e risse a Castello la fabbrica è una discarica

Antonio Passanese
Cumuli di rifiuti, spaccio e risse a Castello la fabbrica è una discarica

Il caso dell’ex Resintex. La Polizia Municipale: «La proprietà non fa nulla»

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FIRENZE. Quella che per 40 anni è stata la sede di una delle aziende più all’avanguardia nella produzione di finte pelli, la Resintex (di proprietà dei Becagli, nota famiglia di imprenditori pratesi impegnati nel tessile), oggi è una discarica a cielo aperto e una centrale di spaccio. Occupato e sgomberato almeno tre volte dalla polizia, l’immenso stabile – decadente e malsano – è tutt’ora abitato da un centinaio di persone che, a sentire i residenti della zona, «creano continuamente problemi, anche di ordine pubblico. Non c’è sera che non si verifichi una rissa, anche violentissima». Ma a lamentarsi per il degrado in cui versa l’ex Resintex sono anche i dipendenti di due società famaceutiche, la Neuro Spa e la Farvima Medicinali Spa, che sono costretti a lavorare accanto «a una struttura divenuta il ricettacolo dell’immondizia di tutta la Piana». Del caso dello stabile di via Fanfani se n’è occupato più volte anche il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica della Prefettura di Firenze che, attraverso Palazzo Vecchio, aveva chiesto ai proprietari una sanificazione urgente e l’abbattimento «della costruzione a cui però la proprietà non aveva dato seguito per motivi di ordine urbanistico». E così, col passare del tempo i locali dell’ex Resintex si sono trasformati in un gigantesco immondezzaio. Quasi tutte le notti, infatti, arrivano decine di furgoni e camioncini che lì dentro lasciando quintali di spazzatura, scarti tessili ed edili, eternit, elettrodomestici di ogni genere e mobili oramai inutilizzabili, plastica, vetro, divani e letti. Per ben due volte il consigliere di Quartiere Matteo Chelli (Fdi) ha presentato un’interrogazione rivolta alla polizia municipale e all’assessore Stefano Giorgetti per chiedere una bonifica dell’area, e la risposta dei vigili è stata la seguente: «La situazione è ben conosciuta e seguita, purtroppo la proprietà non è attiva, per cui l’immobile non è mai stato definitivamente chiuso e continua ad essere un grave problema per il quartiere». E poi ci sono stati numerosi esposti degli abitanti della zona che però non hanno portato a nulla nonostante da Palazzo Medici Riccardi e dal Comune si sia fatto tutto il possibile per mettere in sicurezza quell’ex azienda che dal 2005 a oggi è in totale abbandono. La Resintex, e poi il mobilificio Loka (azienda di arredamenti sempre riconducibile alla famiglia Becagli), infatti, hanno lasciato quella sede fatiscente – che si trova tra lo svincolo di viale XI Agosto e via Mario Luzi – quasi venti anni fa per trasferirsi a Prato, nel Macrolotto Uno. Da allora «le occupazioni abusive si susseguono a ritmo frenetico», aggiunge il consigliere Chelli, che continua a occuparsi della vicenda su sollecitazione di coloro che vivono e lavorano in quel quadrante, a ridosso della ferrovia e a poche centinaia di metri dalla stazione di Rifredi. Per liberare via Fanfani dal degrado i residenti esasperati soino pronti a tutto, anche ad azioni forti, a petizioni, a manifestazioni di protesta.

C’è da dire che il Commissariato Rifredi, così come la municipale, «segue da vicino» la situazione, e non è escluso che nelle prossime settimane, su ordine del prefetto, possa scattare l’ennesimo sgombero. Anche perché attualmente risulta che la fabbrica abbandonata sia oggetto di un sequestro preventivo disposto dall’autorità giudiziaria. «Il nostro desiderio è che via Fanfani possa tornare a essere vivibile – concludono i cittadini – Nel frattempo continueremo a denunciare l’illegalità e lo spaccio». 

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