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Empoli-Napoli, D’Aversa sfida l’amico Conte: com’è nato il loro legame (che coinvolge anche le famiglie)

di David Biuzzi
D'Aversa e Conte
D'Aversa e Conte

Al Castellani una di fronte all’altra due persone che il calcio ha unito molto

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EMPOLI. Tra un pugno e l’altro Muhammad Ali, nato Cassius Marcellus Clay, diceva che l'amicizia è la cosa più difficile al mondo da spiegare; non è qualcosa che si impara a scuola, ma se non hai imparato il significato dell'amicizia, non hai davvero imparato niente. È un sentimento che tra due persone può nascere ovunque. Anche su un campo di calcio. Proprio quello che è successo a due allenatori, ed ex giocatori, che alla ripresa della Serie A si ritroveranno ma uno contro l’altro, da avversari. Sono Roberto D’Aversa e Antonio Conte. Che con le loro squadre, Empoli e Napoli, si rivedranno alle 12.30 al Castellani e non certo per pranzare.

Un’amicizia, la loro, nata a Siena dove le loro vite si incrociano nella stagione 2005/2006. L’attuale condottiero dell’Empoli è una colonna della truppa bianconera, l’altro studia già da allenatore ed è il vice di Luigi De Canio. «Si vedeva già che aveva qualcosa in più», dirà poi la guida empolese. Ad alimentare l’amicizia le rispettive mogli, Claudia ed Elisabetta, spesso insieme in tribuna.

Chiusa l’esperienza in Toscana Conte si mette in proprio, diventa allenatore e comincia a collezionare successi in Italia e in Europa; D’Aversa appende gli scarpini al chiodo a Lanciano dove inizia subito l’avventura in panchina. E la stima resta. Il rapporto coinvolge anche i figli e spesso le vacanze sono consumate insieme (anche in Madagascar). «Raramente, però, parliamo di calcio», rivelerà D’Aversa. Difficile credergli vista l’attenzione maniacale che li accomuna nell’interpretazione del ruolo. Ogni particolare, ogni dettaglio è studiato. Dentro e fuori dal campo. Nell’estate 2015 Conte è il ct dell’Italia, va a trovare D’Aversa nella sua Pescara (diventata casa dopo essere nato a Stoccarda) e scopre gli arrosticini; favore ricambiato con un viaggio in Salento. E il rapporto va oltre: i coniugi Conte, infatti, sono padrino e madrina della terza figlia di D’Aversa, Sofia.

Legame forte, insomma. Che la rivalità non scalfisce. Fatalmente, infatti, capita anche di trovarsi uno contro l’altro. Succede nella stagione 2019/2020. D’Aversa guida il Parma, Conte l’Inter. Il primo incrocio è nel teatro più bello, San Siro, ed è 2-2 coi ducali a sfiorare il colpo. «Io e Antonio – racconterà D’Aversa – eravamo nervosi. Quando ci sfidiamo ci mettiamo in difficoltà, ma solo in quei casi». Ci proverà anche domenica 20, con l’Empoli contro la capolista. Ma, come detto, la stima resta e resterà. Dell’amico rivale, infatti, il tecnico azzurro parlava (e parla) così: «Nessuno più di lui sa portare ogni giocatore al 120%». Ne farà le spese al ritorno, con l’Inter che sbanca il Tardini (1-2) e nell’incrocio a marzo 2021 (stesso posto, stesso risultato).

I precedenti dicono Conte, insomma. Anche l’unico da calciatori (Juventus-Siena 4-2 nel 2003/2004). Ma non mettono in dubbio quella stima che, a quanto pare, è reciproca. Un anno fa (novembre 2023), infatti, l’attuale mister del Napoli è a Lecce (per un evento all’Università del Salento) dove l’amico è al timone dei giallorossi. Ed ecco cosa dice di lui: «È un mio amico e sta facendo buone cose (l’avventura, poi, finirà male per il caso Henry, nda), ha tanto entusiasmo, voglia e si vede la sua preparazione. Sono andato a vedere dei suoi allenamenti, come lui è venuto a vederne alcuni del mio Tottenhame, e ho visto un buon gruppo e la voglia di lavorare nella direzione giusta».

Amici contro, insomma. Già, Empoli-Napoli sarà anche questo...

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