Il presidio
Tommaso Baldanzi alla Roma, perché è il poster della filosofia dell’Empoli
Per il club azzurro non è una cessione come le altre. Sembra la storia di Aron Lee Ralston, l’alpinista statunitense vittima di un incidente nel Blue John Canyon
No, non è una cessione come le altre. Anche se la storia dell’Empoli è ricca di addii dolorosi. Da Pandolfini a Veleno Lorenzo quando le tv trasmettevano ancora senza colore, da Caccia a Di Francesco quando la Serie C era l’habitat naturale delle maglie azzurre, da Montella a Di Natale in anni più recenti, da Vicario a Parisi solo pochi mesi fa. Una lista lunga, interminabile. Ma no, quella attuale, quella di Tommaso Baldanzi, è una cessione diversa. Che riesce ad essere ancora più bella e dolorosa allo stesso tempo.
Bella perché arriva in cambio di un’altra vagonata di soldi (15 milioni di euro sul mercato attuale è tanta roba) che garantiscono un pezzo significativo di futuro, bella perché il ragazzo di Castelfiorentino va alla Roma dove potrà mettere in mostra il suo talento e consacrarsi in una piazza pazzesca e in una delle città più belle del mondo. Se lo merita, questo ragazzo. Perché non è bravo solo sul rettangolo verde ma anche fuori. Uno di quelli che il palcoscenico della Serie A non ha cambiato. Non è un divo, non è solo talento. La famiglia ha fatto un buon lavoro. Saluta sempre, ha un sorriso per tutti. Un tipo alla Sinner, insomma. A cui è facile, maledettamente facile affezionarsi, volere bene.
E questo è uno degli aspetti che rende il suo addio doloroso più di tanti altri. L’altro è che a meno di 21 anni incarna già storia e filosofia dell’Empoli. Nel primo caso ha contribuito a scriverne le più gloriose pagine recenti. Con due scudetti (Under 15 nel 2019, Primavera nel 2021), l’impatto devastante con la Serie A, le giocate, i gol. In questa stagione tormentata da acciacchi e contrattempi ne ha firmato 2 che hanno portato in dote 4 degli attuali 17 punti. Lui, Baldanzi, che è alto appena 170 centimetri e che sembra troppo gracile per ballare con i grandi. Eppure sulla pista verde, il campo, è un gigante. Come l’Empoli, appunto, che è l’espressione di una città di meno di 50mila anime ma il suo posto tra la big se lo è ritagliato e vuole pure mantenerlo.
Certo vendere il tuo miglior giocatore, perché Baldanzi è per distacco il migliore della compagnia, a metà del cammino e con una salvezza tutta da conquistare sembra andare nella direzione opposta. Ma proprio per questo che Baldanzi è il poster della filosofia Empoli: i talenti vanno scovati, cresciuti, coccolati, valorizzati e venduti. E se ti piove in testa un’offerta come quella della Roma dire no per certi versi è ancora più rischioso.
Sembra la storia di Aron Lee Ralston, l’alpinista statunitense vittima di un incidente nel Blue John Canyon (nello Utah) nel 2003: si amputò un braccio per salvarsi. Lo racconta il film “127 ore”, che ha un lieto fine visto che Ralston è ancora vivo. Un sacrificio necessario, il suo. Esattamente come l’Empoli spera sia quello che ha appena compiuto.
Intanto grazie, piccolo grande Tommy. Grazie di tutto e in bocca al lupo.
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