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Il caso

Omicidio Maati, uno degli imputati: «L’ho colpito alla schiena, ma non sono io l’assassino»

di Redazione Empoli
Un corteo in ricordo di Maati
Un corteo in ricordo di Maati

In aula, davanti alla Corte d’assise, il 20enne chiede scusa ai genitori del 17enne ucciso a fine 2024 al termine di una serata in discoteca

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CERTALDO. «Ho colpito Maati con un coltello, ma non ho sferrato i fendenti mortali». Francesco Pratesi, 20 anni, chiede scusa ai genitori di Maati Moubakir, il 17enne di Certaldo ammazzato il 29 dicembre 2024 a Campi Bisenzio al termine di una serata in discoteca, e respinge l’accusa di essere l’assassino. O meglio, di aver inflitto le coltellate al cuore risultate fatali per il 17enne.

Davanti alla Corte d’assise, il 20enne accusato di aver accoltellato Maati mentre cercava di salire a bordo di un autobus per scappare alla furia del branco, punta il dito contro uno dei suoi amici che, secondo l’accusa, ha partecipato alle varie fasi dell’aggressione che hanno poi portato alla morte del 17enne.

La ricostruzione in aula

Secondo la ricostruzione fatta da Pratesi nell’aula bunker di Firenze, Maati sarebbe stato colpito al cuore subito dopo essere riuscito a salire sul mezzo di Autolinee Toscane.

Raggiunto su una porta posteriore del veicolo – come ricostruito anche attraverso le immagini della videosorveglianza – Pratesi lo ha afferrato al collo e, secondo l’accusa, colpito almeno due volte vicino al petto con un coltello, “arma” visibile anche nei video delle telecamere di videosorveglianza installate a bordo dell’autobus.

«Quando l’ho afferrato, Maati è svenuto e l’ho lasciato cadere», la difesa di Pratesi che ha invece ammesso di aver accoltellato il 17enne alla schiena durante la seconda fase dell’aggressione avvenuta al termine di una serata che doveva essere all’insegna del divertimento.

L’accusa

Un’aggressione, secondo la ricostruzione dell’accusa, avvenuta in tre diversi momenti. Maati sarebbe stato prima aggredito dal branco e ferito con un casco e, dopo una breve fuga raggiunto, scaraventato a terra e aggredito una seconda volta da due componenti del “branco”, ferito con almeno due coltellate alla schiena – che, secondo gli esami, avrebbero intaccato un rene e probabilmente provocato la morte del 17enne in poche decine di minuti senza l’intervento di un medico –, infine raggiunto sull’autobus dove Maati aveva cercato di rifugiarsi. All’ingresso di una delle porte posteriori del mezzo, è stato colpito all’altezza del cuore con un coltello.

Due fendenti, almeno, «che hanno spaccato il cuore in due», l’esito delle analisi condotte dalla dottoressa Susanna Gamba, incaricata dell’autopsia dal pm titolare dell’inchiesta, Antonio Natale. «Se qualcuno si aspettava un’operazione di trasparenza, di verità, di assunzione piena di responsabilità, è rimasto deluso ancora una volta», sottolinea l’avvocato Filippo Ciampolini, legale dei genitori di Maati, al termine dell’udienza commentando le parole di Pratesi .

Sotto processo

Oltre a Pratesi, sono sotto processo, anche Diego Voza, 19 anni, Denis Alexander Effa Ekani, 22 anni, Denis Mehmeti, 21 anni e Ismail Arouizi, 24 anni. Per tutti l’accusa è di omicidio volontario in concorso aggravato dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà, per la particolare efferatezza dell’azione criminosa e per la giovanissima età.

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