Il Tirreno

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La storia

Empoli, il padre fucilato dai nazisti: ora Alessandro ottiene 370mila euro dalla Germania come risarcimento

di Lorenzo Carducci

	Un soldato tedesco che spara a un civile durante la guerra
Un soldato tedesco che spara a un civile durante la guerra

La sentenza è arrivata proprio nel giorno della Memoria: «A giudicare cosa sta accadendo nel mondo, però, temo che non abbiamo imparato niente»

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EMPOLI. «È da ieri (martedì 27 gennaio, ndr) che non smetto di piangere, perché forse è la prima volta dopo più di 80 anni che posso davvero piangere mio padre». Quando fu assassinato dai nazisti, il 23 agosto del 1944, Remo Calugi aveva 36 anni. Fu una delle 174 vittime dell’Eccidio del Padule di Fucecchio, uccise dai militari tedeschi nello sterminio nei confronti dei civili che per sfuggire ai bombardamenti si erano rifugiati nella zona del Padule.

La fucilazione a Stabbia

Insieme ad altri, Remo venne fucilato a Stabbia (Cerreto Guidi), a poche centinaia di metri dalla baracca di fortuna in cui si era spostato con la famiglia dopo che la loro casa di Empoli, vicino alla stazione ferroviaria, era rimasta danneggiata dalle bombe. I soldati lo strapparono alla moglie Antonella e ai loro tre figli. Alessandro, il più piccolo, di anni ne aveva due. Oggi ne ha 83, vive tra Empoli (la sua città) e Parigi, dove ha tuttora interessi lavorativi.

La responsabilità tedesca

Alessandro piange perché finalmente un giudice ha stabilito la responsabilità penale dello Stato tedesco per l’uccisione di suo padre, vittima di un crimine di guerra contro l’umanità. La colpevolezza dei singoli esecutori dell’eccidio, appartenenti alla 26ª divisione Corazzata dell’esercito tedesco, era già stata accertata dal tribunale militare di Roma e dalla Corte militare d’appello con le sentenze del 2011 e del 2012. Ma all’epoca i familiari di Remo non si costituirono parti civili. Alessandro, rimasto l’unico parente in vita, si è mosso qualche anno dopo.

Il Fondo ristori

Quando nel 2022, tramite un accordo con la Germania, lo Stato italiano ha istituito il cosiddetto “Fondo ristori”, per il risarcimento – a seguito di sentenza – dei danni subiti dalle vittime dei crimini compiuti dal Terzo Reich sul territorio italiano o in danno di cittadini italiani tra il 1° settembre 1939 e l’8 maggio 1945. L’occasione per ottenere una volta per tutte un riconoscimento pieno, per chiudere un cerchio attorno a un dolore eterno, insanabile. Da qui il ricorso di Alessandro, assistito dall’avvocato Massimo Brancoli, al tribunale civile di Firenze: lo stesso ricorso proposto da decine di persone a cui l’orrore ha portato via padri, madri, sorelle, fratelli. Nemmeno a farlo apposta, la sentenza della giudice Daniela Garufi è arrivata martedì, nel Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto.

Il risarcimento

Il tribunale ha decretato la responsabilità della Repubblica Federale di Germania per la morte di Remo Calugi e riconosciuto a favore del figlio un risarcimento del danno da perdita parentale di 371.545 euro (più interessi e spese legali), somma che verrà pagata dal Ministero dell’economia e delle finanze attingendo al fondo ristori. L’importo è stato calcolato in base alle tabelle di Milano, in considerazione di criteri tra cui l’età di Remo e del figlio all’epoca dei fatti, del rapporto parentale e di convivenza. «Credetemi, non l’ho fatto per i soldi, ho 83 anni – commenta Alessandro Calugi –. Per una vita ho tenuto la testa sotto la sabbia, poi ho aperto gli occhi e ho deciso di attivarmi: non solo con questa causa, ma in generale per la diffusione della cultura della memoria. Sono riconoscente all’avvocato Brancoli e al giudice, mi ha colpito che la sentenza sia arrivata proprio il 27 gennaio, anche se, visto ciò che sta accadendo oggi nel mondo, probabilmente non abbiamo imparato niente. Spero solo che questo sia un sassolino che porti a una riflessione».  

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