Il Tirreno

Empoli

Empoli com'era, in regalo la foto del luna park. Un tuffo negli anni Cinquanta e nel grande rilancio urbanistico della città

Marco Pagli
Il luna park: l'immagine risale al 1959 (fotocine)
Il luna park: l'immagine risale al 1959 (fotocine)

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Prosegue il nostro viaggio nel tempo con la distribuzione di immagini storiche fornite da Foto Cine, iniziativa che vede la collaborazione della concessionaria Nissan Brogi & Collitorti. Dopo la foto del postino (anno 1955) diffusa oggi, domani, giovedì 3, i lettori de “Il Tirreno” troveranno in edicola quella del luna park. Da quando l'empolese del Novecento ne ha memoria, le giostre arrivano in città due volte l'anno. Il primo appuntamento è quello della settimana del Corpus Domini, il secondo a settembre per quella che tradizionalmente è conosciuta come “Fiera”. Ma se i tempi accomunano le generazioni che si avvicendano, stessa cosa non si può dire dei luoghi. Per chiunque ormai luna park fa rima con parco di Serravalle. E pure chi lo avesse conosciuto altrove stenterebbe a ricordare, tanto è consolidata questa tradizione che vuole le giostre disposte nell'area sterrata del parcheggio del principale parco della città. Ma non è sempre stato così, anzi.

Serravalle non è che l'ultimo approdo del divertimento itinerante. Prima tocca ad una zona poco distante ospitare le giostre a giugno e a settembre: si tratta dello spazio antistante il palasport Albano Aramini in via delle Olimpiadi, a due passi dallo stadio. Quando ancora non sono stati realizzati i lavori di riqualificazione dell'area, la passerella sull'Arno non esiste e il palazzetto dello sport non è stato ancora intitolato – il riconoscimento avverrà solo nel 2007, nel decennale della morte - ad uno degli assessori più amati dagli empolesi, e non solo dagli sportivi. Ma la foto che proponiamo ci porta ancora più indietro nel tempo, nel luogo in cui si concentra lo svago dei più piccoli, ma non solo di loro, dal secondo dopoguerra: è l'area di piazza Guido Guerra, sul versante est.

La foto con ogni probabilità è scattata dalla torre della villa Mariambini. Sullo sfondo è visibile l'abitato di Spicchio, al di là dell'Arno, del quale si può scorgere l'argine destro. Mentre spostando lo sguardo sulla destra è evidente come non esista ancora il parcheggio alberato, che oggi si distende in adiacenza a quest'area e che costeggia la Tosco Romagnola. Se ci si concentra sul primo piano, invece, ciò che salta all'occhio per il contemporaneo sono gli elementi urbanistici che mancano. Le giostre, infatti, occupano interamente l'area dove attualmente sorge il palazzo delle esposizioni. È il 1959 e quello che più tardi lo scrittore Carlo Rovini avrebbe definito “catafalco” ancora non è stato costruito. Anche se l'idea c'è già. Gli anni sono quelli del grande rilancio urbanistico della città. La giunta di Gino Ragionieri nel 1958 indice un concorso su scala nazionale per il progetto di un palazzo delle esposizioni. Se lo aggiudicano Paolo Castelli e Antonio De Cecco che progettano una struttura bassa e allungata, suddivisa in più ambienti collegati in successione uno all'altro. Da fuori l'aspetto è quello di un parallelepipedo esagonale, circondato da un parco. I lavori cominciano nel 1963 e tre anni dopo avviene l'inaugurazione. Ma a mancare nella foto dell'epoca è anche la baracchina comunale, che per decenni ha ospitato un bar, proprio a ridosso della strada che dalla pizza conduce sulla statale 67 all'altezza di via Barzino. Altro lugo del cuore degli empolesi, al momento chiuso.

 

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