Il Tirreno

Empoli

Sparò ai ladri in fuga, assolto il capitano Pontillo

Matteo Leoni
Sparò ai ladri in fuga, assolto il capitano Pontillo

L’ufficiale dei carabinieri completamente scagionato in appello dopo i fatti del 2014 a Limite: «È la fine di un calvario»
 

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FIRENZE. Assoluzione con formula piena in appello per il capitano dei carabinieri Giuseppe Pontillo, finito a processo per la sparatoria di Limite sull’Arno del 29 ottobre 2014. L'ufficiale dell'Arma, all'epoca dei fatti comandante della compagnia di Empoli, esplose un colpo di pistola ferendo gravemente un albanese che fuggiva in auto con altri complici dopo aver commesso una rapina. 
 
I giudici lo hanno assolto perché il fatto non costituisce reato. «La fine di un calvario», spiega il suo legale, Umberto Schiavotti, secondo il quale «l'unico demerito di Pontillo è stato quello di essere troppo coraggioso». Quella sera i carabinieri da lui guidati avevano organizzato un posto di blocco a una rotatoria. Lo scopo era di intercettare una banda di rapinatori e topi di appartamento ritenuta responsabile di una raffica di colpi in tutto l'Empolese Valdelsa. Quando la Peugeot 206 con a bordo i malviventi raggiunse la rotonda dove erano appostate le gazzelle, il capitano Pontillo, in abiti borghesi, si finse un pedone per rallentarne la corsa, facendo rallentare la vettura. Poi si parò davanti al mezzo, intimò l'"alt carabinieri" ed estrasse la pistola d'ordinanza. I rapinatori ripartirono cercando di travolgerlo. 
 
Lui, con un balzo, si fece da parte e sparò due colpi: il primo ferì uno dei malviventi, l'alto lo stesso ufficiale alla gamba. In primo grado il capitano Pontillo, attualmente comandante della Compagnia dei carabinieri di Firenze, era stato prosciolto. Il giudice Marco Bouchard aveva riqualificato il reato di lesioni volontarie per il quale era stato rinviato a giudizio, in quello di eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi, dichiarando poi il non luogo a procedere perché l'accusa in questione è contestabile solo in caso di querela della parte offesa, mai presentata. La formula scelta dai giudice, insomma, aveva lasciato delle ombre sulla condotta del capitano ora completamente fugate dalla sentenza di appello. 
 
Per il giudice di primo grado l'uso dell'arma da parte dell'ufficiale fu legittimo, perché la vettura era stata usata dai malviventi come un'arma impropria. Tuttavia, rilevò, Pontillo non avrebbe dovuto porsi nella situazione di rischio che poi lo costrinse, legittimamente, a usare la pistola. In altre parole, non avrebbe dovuto pararsi davanti all'auto dei malviventi. La pm Concetta Gintoli, che aveva chiesto la condanna del carabiniere, presentò appello, impugnato poi a sua volta dal legale di Pontillo. «Per i giudici di primo grado affrontare i rapinatori in fuga fu da parte di Pontillo un atto di spavalderia – afferma l'avvocato Umberto Schiavotti – credo, invece, che nelle motivazioni della sentenza di secondo grado troveremo scritto che fu un gesto di eroismo, doveroso, encomiabile, posto in essere nell'esercizio delle proprie funzioni».
 
Sempre nell'ambito dello stesso processo, è stata confermata in appello la condanna a un anno e otto mesi per i due albanesi a bordo della vettura: entrambi dovevano rispondere dellaccusa del reato di resistenza a pubblico ufficiale. 
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