Il Tirreno

Empoli

Alla sbarra la “banda dei night club”

Trentadue gli imputati per associazione a delinquere finalizzata alla sfruttamento della prostituzione

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FUCECCHIO. Un’organizzazione che reclutava giovani ragazze all’estero e le costringeva a prostituirsi in vari night-club della Toscana. Si è conclusa con la richiesta di 32 rinvii a giudizio l’indagine “Queens of the night” iniziata dalla procura di Potenza nel 2006 poi presa in carico, per le sue ramificazioni toscane, dal sostituto procuratore di Lucca Sara Polino. Ieri nella sede del tribunale in via Galli Tassi, di fronte al gup Riccardo Nerucci - che nelle prossime settimane dovrà decidere dell’eventuale rinvio a giudizio - si è discusso della trascrizione delle voluminose intercettazioni raccolte durante la lunga inchiesta.

Tutte le persone coinvolte nel procedimento - tra queste ci sono anche imprenditori che all’epoca dei fatti gestivano conosciutissimi night club come il "Mulin del Topo" (Fucecchio) il "Caprice" (Viareggio), "Crazy" (Lucca), "Honey" (San Vincenzo), "La Spiaggia" (Marina di Carrara), "De Niro" (Marina di Grosseto), "New Gigolette" (Orbetello) e "Marylin" (Modena) - sono accusate di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione e , singolarmente, di altri reati di vario tipo. Quello che appare come un enorme traffico internazionale di donne fatte arrivare dall’Ucraina, dalla Romania e dal Kazakistan spacciandole come artiste e ballerine, per essere poi dirottate verso i night club dove venivano sfruttate per la prostituzione, fu scoperto nel 2006 attraverso le indagini coordinate dal sostituto procuratore di Potenza Henry John Woodcock - lo stesso che fece emergere lo scandalo di Vallettopoli - e condotte dalla squadra mobile di Lucca. Tutto partì da un’indagine sulla finta vendita di case e automobili di lusso attraverso aste giudiziarie che gli indagati dicevano di essere in grado di truccare. Una delle persone arrestate all’epoca era originaria della provincia di Lucca, e da lì le indagini si concentrarono anche sulla Toscana con la raccolta di intercettazioni telefoniche e ambientali.

Secondo la procura i componenti della banda si occupavano di tutto quello che serviva per organizzare e gestire il traffico illecito.

Erano loro ad occuparsi per i visti di ingresso - ottenuti anche grazie alla collaborazione con un funzionario del ministero degli Esteri - i biglietti aerei, la sistemazione in Toscana, i permessi di soggiorno e il lavoro nei night.

L’attività - secondo le ricostruzioni fatte dalla squadra mobile - garantiva ai gestori dei night club cospicui guadagni. Le ragazze dovevano infatti convincere i clienti a consumare più drink possibile e in caso di allontanamento con il cliente dovevano corrispondere la differenza sulle consumazioni mancate. In alcuni casi alle ragazze uscite con i clienti si chiedeva un “forfettario” da 300 euro. Per il resto dell'organizzazione, secondo gli investigatori, il guadagno era corrisposto direttamente dai gestori con percentuale fissa giornaliera fino a 18 euro per ogni ragazza. Gli investigatori hanno accertato anche alcuni episodi di spaccio di stupefacenti e di sfruttamento della prostituzione in appartamenti.

Secondo gli inquirenti tra le persone ai vertici dell’organizzazione c’erano Alfonso Briganti e Marco Filippi, allora gestori del night “Caprice” di Viareggio. Le accuse a loro carico si basano essenzialmente su intercettazioni telefoniche che, secondo gli investigatori, dimostrerebbero che i due costituivano i terminali di una vasta organizzazione criminale. Da lì sono stati individuati presunti collegamenti con altri gestori di locali verso i quali venivano indirizzate le ragazze. Tra gli imputati ci sono anche diverse persone che all’epoca dei fatti erano considerate gestori di fatto di vari locali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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