Giorgio Ariani, una vita passata a far ridere dal Derby alle tv libere
A metà degli anni 70 fu protagonista di una trasmissione osè Diventò famoso in tutta Italia interpretando i film di Pierino
di Luciano Gianfranceschi
MONTESPERTOLI
«Ma che ti vieni a spogliare a Telelibera?», è stato un tormentone a metà anni Settanta, allorché vennero consentite le trasmissioni delle emittenti private, tv e radio. La provocazione era di Giorgio Ariani, all’epoca cabarettista emergente, ora un grande della comicità, 72 anni. Nel ripensarci, lo sguardo gli s’illumina. «Avevo inventato una trasmissione, in cui davo voce a un invito a premi, di Telelibera Firenze – rievoca, nella casa di Montespertoli, dove abita da alcuni anni – un gruppo di sponsor, in base all’età della ragazza, maggiorenne e all’epoca voleva dire 21 anni compiuti, prima ancora di vederla le proponevano regali. Gli sponsor erano in trasmissione: colei che acconsentiva si presentava il lunedì sera successivo».
Le prime volte fu dura?
«Macché. Non dimenticherò mai la prima ragazza, discreta. Quando si slacciò il reggiseno, era già in slip, le saltai addosso… per coprirla. Si trattava di una trasmissione d’ironia, di costume, non certo hard come si vedono ora».
Qualcuna però ti fece il bidone, disse sì ma non si presentò.
«Riuscii a convincere un’altra ragazza, pressoché in diretta, vieni subito! e corse a svestirsi. Spogliarelli soft, ma trasgressivi all’epoca in cui il reggiseno non veniva tolto nemmeno in spiaggia d’estate. E non ho mai fatto ricorso a ballerine professioniste, come poi invece altre emittenti».
Il procedimento per individuare la ragazza qual era?
«Una novità, che faceva già spettacolo: telefonare in una casa dopo cena e ascoltare la risposta femminile spesso imbarazzata, eppure con la tentazione dei regali degli sponsor. Alle donne i regali piacciono».
Gli spettatori erano meno esigenti: trasmissioni in bianco e nero, il colore non l’aveva neanche la Rai, il segnale nell’Empolese arrivava nebbioso, dopo che "erano stati installati i canali" all’antenna tv sul tetto. «Aprivo l’elenco del telefono a caso – continua Ariani - e chiedevo a chi rispondeva di indicarmi un numero. Lo utilizzavo per la corrispondente pagina sull’elenco telefonico di Firenze. Altra chiamata, per la colonna degli abbonati in quella pagina (la prima, o la seconda, etc.). Infine, il numero dell’utente, il 14° dall’alto o il 37° dal basso. A quel punto telefonavo in diretta, i telespettatori ascoltavano chi rispondeva e si sentiva dire: “Metta il canale di Telelibera Firenze, sono Giorgio Ariani”. Poi, se aveva risposto un uomo, mi faceva passare una donna e cercavo di convincerla con un monte di premi».
Un procedimento farraginoso, che oggi stancherebbe il pubblico.
«Ma all’epoca, un po’ di nudo era tabù. E c’era dell’altro, come curiosità, a Telelibera Firenze. Al termine delle trasmissioni, i nottambuli di più non resistevano perché la mattina dopo c’era d’andare a lavorare, la presentatrice di turno – a volte anche Cesara Bonamici, ora al Tg5 - preannunciava una giovane modella che si spogliava, nella penombra, e poi s’infilava a letto. Sempre lo stesso breve filmato, non si vedeva nulla di sconcio, ma fu anche quello un successo».
Ora si capisce come sei arrivato al film di Pierino, sboccato, alle prese con ragazze poco vestite: battutacce irriverenti, successo stellare.
«Ma a riguardarli ora sono scenette, come le barzellette che si raccontano i ragazzi. Doppi sensi, che utilizzavo anche per il cabaret».
Gli ricordo come ci siamo conosciuti, a metà anni Settanta a Milano, allorché Ariani faceva il cabaret al Derby, o al Refettorio in cui si entrava passando da un confessionale. Prosegue: «Il gestore del Derby mi disse: stai sul palco per 10 minuti, tra Beppe Grillo e i Gatti di vicolo miracoli. Invece ci stetti finché la gente rideva, e non smetteva mai. Dopodiché al gestore dissi: vado al Refettorio, che per lui era la concorrenza».
Un’ultima curiosità: come fai a essere fiorentino, se sei nato a Ferrara?
«Sono toscano come la mia famiglia, ma mia madre mi ha fatto lo scherzo di partorire a Ferrara. O forse ho fatto io una sorpresa a lei».
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