Dalla sfida alla Juve ai gol col Donoratico «Qui per la mia famiglia, ora sogno il salto»
Matteo Berretti è arrivato a quota 18 reti. In serie A col Siena sette convocazioni prima di girare l’Italia del pallone
l’intervista
Matteo Berretti, il giocatore più prolifico del Donoratico, è anche quello che finora ha segnato di più (18 gol) tra le squadre che nei vari ambiti di appartenenza ricadono nella nostra zona. Nella scorsa stagione, sempre con la maglia amaranto, ha vinto il titolo di capocannoniere del girone. Classe 1985, centrocampista, originario di Cecina, Berretti ha iniziato a giocare a Donoratico per poi passare in serie D nel club rossoblù, quello della sua città natale. Ebbe quindi la fortuna di farsi notare dal Siena e col club bianconero ha partecipato al campionato Primavera, arrivando anche ad essere convocato in serie A col mister Papadopulo, collezionando sette panchine tra cui quelle nelle partite con Lazio e Juventus. Dopodiché è stato passato in prestito e trasferito in giro per l’Italia. Nel 2004 l’approdo all’Aglianese in C2 e da lì quattro anni al Potenza, suggellati dal successo che lo portò in C1. Nella medesima serie ha militato successivamente nel Taranto e nell’Andria Bat. Nell’annata 2012-’13 è stata la volta del Fano (C2) e l’anno dopo con la Spal vinse il campionato di C2. Dal 2014 al 2017 ha giocato in serie D con Agropoli, Montemurlo e Poggibonsi. La stagione 2017-‘18 lo ha visto in forza al Grosseto, in Eccellenza. E ora da due anni è a Donoratico.
Berretti, che effetto fa essere il giocatore più prolifico delle squadre del comprensorio?
«Fa piacere, e non è stato facile ripetere più o meno la cifra dello scorso anno, dove sono arrivato a quota 20, anche perché adesso ti conoscono meglio e ti marcano più stretto».
Qual è la difesa più ostica fra quelle incontrate?
«Credo che ci siano due o tre squadre ben attrezzate per arrivare in fondo; più che di difese ostiche parlerei del modo di stare in campo, e ritengo che le formazioni di Saline e Castiglioncello siano le migliori».
Dove può arrivare questo Donoratico?
«Questo Donoratico una volta raggiunta la salvezza può giocare tranquillamente senza tanta pressione e con entusiasmo; può dare noia a quelle davanti e sperare in un posto per i play off».
Cosa ti ha spinto a tornare a casa dopo tanto peregrinare?
«Sono stato in giro per tutta Italia e con la mia famiglia, la moglie Claudia e le due bambine Mya e Aria, abbiamo deciso di avvicinarci, visto che abbiamo anche insieme ai miei genitori l’agricharme Podere Conte Gherardo, agriturismo a Marina di Castagneto Carducci».
Come si vive nell’ambiente amaranto il grosso problema del coronavirus?
«Per quanto riguarda questa epidemia dobbiamo solamente aspettare, sperare che tutti abbiamo rispetto e stiano a casa, dato che è l’unico modo per fermare il virus; eppoi non credo che non si possano fare dei sacrifici in questo periodo. Nell’ambiente Donoratico stiamo in attesa di sapere se continuiamo a no il campionato». —
Fabrizio cavallini
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