È a Bibbona il miglior ristorante d'Italia per qualità-prezzo (secondo il Gambero Rosso): la spesa media e i piatti “forti”
Da “Io Cucino” primi da 14 euro e materie prime selezionate: la filosofia di Jonathan D’Alessi
BIBBONA. Appena 30 posti all’interno, 20 fuori nella veranda. Un ristorante quasi nascosto, nel cuore di un borgo storico. Nel menù piatti storici, come il piccione disossato e cotto alla brace, e altri che cambiano in base alla stagione e alle materie prime: adesso, ad esempio, c’è la faraona ripiena di porcini. La carta dei vini pesca dalle eccellenze del territorio. Uno di quei posti dove, visti i tempi che corrono, ti aspetti di lasciare una bella fetta di stipendio. E invece.
Io Cucino, primi da 14 euro
I primi, fino a qualche mese fa, partivano da 12 euro (e per un cappelletto di coniglio al sugo d’arrosto, non per una pasta al pesto). «Ora siamo a 14 euro, purtroppo anch’io ho dovuto aumentare qualcosa perché ci stavo troppo stretto, ma resto fedele alla mia filosofia: voglio che il mio sia un ristorante per tutti, per il marchese e per la coppia di ventenni con le disponibilità limitate».
Il premio del Gambero Rosso
Una filosofia che è valsa a Io Cucino e a Jonathan D’Alessi il riconoscimento del Gambero Rosso come miglior ristorante d’Italia 2027 per rapporto qualità-prezzo. «Da qualche anno siamo nella guida, ma questa è una novità che è arrivata inaspettata. Premia tutto il lavoro che facciamo per offrire un ristorante alla portata di tutti senza perdere di vista la qualità, e vi assicuro che non è facile».
Jonathan D’Alessi e il legame con Bibbona
Io Cucino ha aperto dodici anni fa, dopo la chiusura del capitolo Magona. «Sono bibbonese, abito a 50 metri dal locale. Qui c’era un locale quasi chiuso, dove avrei potuto tirare su da zero qualcosa di mio – ricorda –. Qualcuno, all’epoca, mi prese per matto, lo ammetto. È stata una bella sfida, ma nei primi anni ho potuto contare sulla clientela e sul nome che arrivavano dalla mia esperienza precedente. Poi, dopo il Covid, è cambiato tutto. Anche Bibbona è cresciuta, sia nei flussi turistici, che ora sono importanti, sia nella tipologia di turismo».
Quanto costa mangiare da Io Cucino
Quello che non è cambiato sono i due punti cardine della sua cucina: da una parte la scelta delle materie prime, dall’altra la volontà di mantenere prezzi accessibili.
«La spesa media? Cinquanta euro. Poi dipende dal vino, o se si prende la bistecca. Ho sempre pensato che chiedere 20 euro per un piatto di pasta al pomodoro con la bufala sopra significasse tirare il collo al turista. E non è facile, anzi, è faticosissimo. Per mantenere questi prezzi serve una gestione molto oculata, bisogna evitare ogni tipo di spreco. Io ho il fondo di proprietà e il cuoco sono io, e capisco che ci siano situazioni diverse, perché ci sono i conti da fare con i costi di gestione. Ma forse servirebbe tornare un po’ alla realtà». Con lui lavorano la moglie e una squadra di dipendenti: «Siamo quattro in cucina e tre in sala».
Materie prime e qualità in cucina
Una cucina che Jonathan definisce «di materia prima», e su questo non fa sconti.
«La scelta dei prodotti è alla base di tutto, l’obiettivo è sempre avere una qualità altissima».
E alla fine, oltre al riconoscimento del Gambero Rosso, c’è quello più importante: quello delle persone. «Siamo a novembre e siamo pieni fino a domenica».
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